Giulio Corini è un bassista trentenne di Brescia dalla solida formazione in ambito jazzistico, sviluppata con studi e seminari specifici sotto la guida di maestri come Franco Testa, Furio di Castri ed Enrico Rava. Nel 2005 dà l’avvio al progetto Libero Motu del quale questo lavoro è il secondo frutto dopo il CD dal titolo eponimo pubblicato nel 2007. La formazione è un sestetto articolato come doppio trio in formazione 'quasi' replicata; da un lato si ha il combo base con Giulio al basso, Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto e Nelide Bandello alla batteria, dall’altra si ha Maurizio Rinaldi alla chitarra ed all’elettronica, Dan Kinzelman al sax tenore e al clarinetto e Fabrizio Saiu alla batteria / percussioni. Nonostante la 'corposità' potenziale sonora il lavoro predilige tessiture esili, dilatate, a volte droniche, derivate da un tema esposto in esordio al brano; alla chiarezza dell’intro segue poi una fase durante la quale il tema viene scomposto con dinamiche basse e ritmi lenti, note lunghe che acquistano una diffusività spaziale; a questa segue poi una terza fase che, in continuità con la seconda, propone dei graduali crescendo in cui gli strumenti prendono corpo per chiudere il brano con un’ultima sezione di breve ripresa tematica. Questa struttura quasi a 'sandwich' appare evidente nei primi quattro brani; nella seconda parte il disco evolve su strutture più semplici, basate su di un ritorno più frequente del tema (quinto pezzo) o su elementi più minimali (sesto e settimo). I temi e certi momenti delle ance ricordano Coltrane (intro di 'Des Bergues'), Coleman (frasi in 'Cabaret Voltaire') e Ayler ('Harmony Show' e 'Nothingness'). Gli sviluppi ricordano l’approccio dilatato e creativo in libere orditure all’AACM. Le dinamiche e i ritmi evocano un ideale incontro tra Rava e Morton Feldman, con anche qualche spunto più 'popolare' verso il gusto psichedelico e bucolico alla Popol Vuh ('Bollingen in Evolution', nella fase precedente lo stupendo crescente conclusivo). Il finale 'Isle of Islay' vede in esecuzione solista Giulio che, in meno di due minuti, quasi fosse un nostrano William Parker, chiarisce i suoi attributi sia come compositore che come protagonista ritmico-armonico. Un lavoro di levatura notevole, classico e semplice nelle sue fondamenta ma moderno ed articolato nelle sue finiture: il jazz nel XXI secolo è ancora possibile, e Brescia potrebbe non limitarsi al ruolo di provincia.
Track List: