08/05/2012 | di Vittorio Formenti
Maria Pierantoni Giua è una cantautrice ligure che ha saputo scegliersi degli ottimi maestri per impostare il suo percorso; Armando Corsi, chitarrista di livello eccelso e di collaborazioni importanti quali quella con Fossati, ed Anna Sini, voce di indiscussa qualità nell’agorà del jazz nazionale.
Questo mix pedagogico ha fatto crescere Giua in una direzione ben al di là del “normale” cantautorato consentendole di inserire nei suoi lavori spunti e riferimenti ampi che vanno dalla musica latina alla tradizione genovese, dalla canzone napoletana al folk mediterraneo, facendo sì che la sua proposta musicale sia un autentico viaggio tra queste culture.
TrE è un lavoro che Maria sviluppa con il suo maestro Corsi in una relazione che ormai non è più quella di studente – insegnante ma quella di due artisti che si intendono e che si divertono nel diffondere le proprie emozioni musicali.
Il lavoro si divide in due parti; la prima, corrispondente al CD1, si articola in quindici brani composti alternativamente e/o congiuntamente dai due titolari del lavoro mentre la seconda, riportata sul CD2, si basa su standard più o meno noti che chiudono la cerniera tra le ispirazioni personali ed il bagaglio culturale dei due autori.
In questa cerniera riteniamo stia il pregio principale di questo lavoro nel quale trionfa l’alternanza tra musica latina, africana ed italiana che innerva una forma canzone semplice ma raffinata.
Lo schema a duo è già di per sé una sfida importante per via del rischio che l’essenzialità strumentale comporta; in questo caso il rischio è evitato grazie al genio di Corsi, chitarrista perfetto per la sua capacità di viaggiare tra accordi in accompagnamento, arpeggi in abbellimento e melodie in staffetta alle parti vocali; ne risulta un’integrazione completa con il partner dove delicatezza ed intensità riescono ad essere sinonimi.
A questo occorre aggiungere gli interventi di ospiti importanti quali Riccardo Tesi (fisa), Jacques Morelenbaum (violoncello), M. Fadda (percussioni varie) che contribuiscono ad arricchire con timbri etnici le orditure delle composizioni.
Un cenno speciale va alla voce, tenue ma sicura, gradevole ma non dolciastra; Giua qui non è pop alla Sanremo ma recupera un senso lirico ed intimo che avvicina l’ascoltatore con magnetismo; la leggera tensione della voce in Scatole cinesi sul controtempo carioca di Armando è un esempio di questo elegante meccanismo che provoca attenzione senza esagerare nelle espressioni. Gru di palude usa sfumature più da canzone italiana (napoletana? ligure?..) con una chitarra che arpeggia cantando lei stessa: uno dei passaggi migliori del disco. Belem potrebbe ricordare una versione swing di Django mentre Pop Corn ha un ritmo ironico da Busa Noeva (ricordate Waldi e Svampa?) con un sapientissimo ricorso ai toni baritonali delle corde ed al calore delle percussioni.
Nel secondo CD la rassegna è basata su standard argentini, cubani, cileni, africani, napoletani e genovesi che paiono un omaggio alle radici che hanno consentito la concezione di questo splendido lavoro che, seppur realizzato in duo, richiede la presenza di una terza parte: l’ascoltatore.
Non mancate all’appuntamento.
Track List: