Un disco, un genere, una musica, che spesso qualsiasi negoziante di dischi non sa mai in quale scaffale collocare. Giovanni Allevi, al suo sesto lavoro discografico - ancora abbagliato dal fortunato disco d’oro “Joy” del 2006 - traccia nuovi paralleli che non hanno nulla a che fare con il pop – le sue forme sono più complesse - tanto meno con il jazz. Anche il mondo etereo della New Age sembra distante. La sua filosofia è una strana apparizione ai bordi dei generi.
Sostanzialmente è un musicista classico – sia per la scuola accademica che per piacere vero e proprio - ma la sua “rivoluzione” è quella di non ambientarsi nella confortante bambagia dei templi classici o arrampicarsi nelle astrusità di avanguardie stilistiche, ma quella semplice, diretta, che arrivi a tutti, al quotidiano e soprattutto di immediata “lettura” per i giovani, ponendo il nuovo linguaggio degli sms, mp3 e quant’altro, tra i tasti del suo pianoforte.
“Evolution”, il nuovissimo album dell’artista ascolano, nasce dopo un’intensa ricerca e studio che porta un soffice cambiamento di direzione ma che conserva intatta la magia delle sue formule “descrittive”; infatti i tocchi di pianoforte vengono shakerati alla perfezione con le melodie sinfoniche dell’Orchestra dei Virtuosi Italiani, creando un personalissimo effetto cinematico che transvola nei paraggi delle “note su celluloide” delle colonne sonore di Morricone, e anche se la musica si complica nella scrittura, il sottile file rouge che ponteggia tra il pianoforte e la base orchestrale rimane integro nella naturalità più intransigente, avulsa da ogni “costruito” (“Foglie di Beslan” ne è un esempio lampante”.
Cinquanta minuti che confermano l’entusiasmante carica creativa di questo “quasi quarantenne pianista off-line” che vive, suona e trasmette emozioni di lusso pret a porter, “libere e anarchiche ”; cinquanta minuti che forse, a mio avviso - da ammiratore dell’artista - però strizzano troppo l’occhio al leit motiv dei trade mark, che possono rischiare di essere facile preda ad appannaggio del “mainstream dello spot pubblicitario” e di cedere alle lusinghe del “mercato del prodotto addolcito dall’emoticon musicale sensuale”; del resto il pezzo “Come sei veramente” è già un hit-spot e “10.300 anelli part 1-2” haarie da show televisivo.
Sperando di essere al cospetto di episodi marginali, quello che rimane di “Evolution” è la certezza di un eccellente disco, fresco e tenero nello stesso istante, incrociando le dita di ritrovare sempre un genuino Allevi “timidissimo innovatore”, sempre alle prese con il suo stato d’ansia creativo, che – come da copione, dopo aver baciato per rompere il ghiaccio il suo inseparabile piano Fazioli ad ogni inizio concerto - si scioglie in un flusso scapigliato di grazia a presa istantanea.
Track List: