Giorgio Canali & Rossofuoco - Nostra Signora Della Dinamite

Giorgio Canali & Rossofuoco

Nostra Signora Della Dinamite

2009 - La Tempesta Dischi

27/04/2009  |  di Massimo Sannella

Quanto patrimonio di inestimabile valore ci ha lasciato in dote la deflagrazione del Consorzio Produttori Indipendenti, la disfatta di quel reame anarco-antagonista e innovativo che ci aveva offerto nuovi punti di vista sul mondo moribondo della musica italiana. E quanti poeti/musicisti maledetti ne tramandano la foga, l’urlo selvaggio e la dolcezza con l’identico spirito di allora, all’ombra serafica e oramai distante di Lindo Ferretti, lo sciamano punk ora convertito alle sacralità delle leggi Papiste.
Giorgio Canali, l’ex chitarrista dei Csi, è uno di questi diamanti grezzi che del Consorzio ne custodiscono l’anima animale; fedele al suo essere arruffato, scalzo, scorbuticamente elettrico, capace di mandare a loop rilasci di suono e cascate di dolcezza tremenda. Al comando dei suoi RossoFuoco giunge al suo quinto lavoro discografico “Nostra Signora della dinamite”, ed è subito elegìa, apice e vertice di nuda poesia col jack, dai brividi sintomatici di chi si trasfigura in acqua, aria, terra e fuoco, di chi si commuove nelle ossessioni e vibra nell’estatico. Ed è su queste basi che Canali riscatta il suo maudit pensiero, tra il bene e il male in cui convive e che paradossalmente rende ancor più umano il suo essere artista, che come tanti nasconde in sé un lato oscuro e uno abbagliante accanto.
Un disco esistenzialista ma dalla forza propositiva, che centra l’obiettivo perseguendo una personalissima estetica del suono, già conosciuta nei “passati” di Giorgio, ma riproposta ogni volta con il nervo scoperto, fatti di rumors, feedback, inneschi, ma pure di ballate dal vago sapore pop-rock acido e sarcastico, di rigurgiti e fiele.
“Il mondo ha continuato a fare finta di cambiare, rimanendo invece la stessa merda di sempre”. Questa e la colonna vertebrale di questo lavoro discografico, interlocutorio e profondissimo, un ritratto lucido e smagliante e vero di un artista conscio del proprio ruolo di osservatore e indagatore di tanti tramonti aspettati con ansia stoppando il tempo; lirismo scarno e intimo stracarico di “verità” dette tra le varie tonalità della rabbia. La parola d’ordine è chiudere gli occhi e lasciarsi fagocitare da questi solchi di ambrosia al vetriolo e fare parte della carambola sensuale e maledetta della loro genesi.
Nel mezzo delle dieci registrazioni, tutte schegge di poesia altolocata, ci sono episodi da sottolineare a doppia mano che ti fanno fremere di emozioni forti, che ti fanno bagnare gli occhi, perchè riescono a toccare- oltremisura - il sentimento che si ha dentro e pulirlo dalla patina sedimentata dell’indifferenza; l’esclusione dal fotogramma felice che ritraeva il tuo io per una volta innalzato (Lezioni di poesia), maestosa ballata per acustica ed rumors elettrici; il rock-beat distorto che cerca un posto sicuro dove salvarsi dalla musica cretina che ronza intorno (Rifugi d’emergenza), l’amaro longe ritmato (Nostra Signora della dinamite). Poi si arriva al capolavoro che ti mozza il fiato, ti turba di vortici dove scappa veramente la lacrima furtiva (Mme et mr Curie) con un pathos crepuscolare che ti fa rabbrividire la pelle fino che ti senti prendere per mano e portarti via, chissà dove, ma via da questa terra materiale dove “….sconosciuti che salgono sui tram il primo di Aprile/ scordano l’ombra sul sedile/ e poi fanno finta che sia uno scherzo/ per nascondere l’ennesimo tentativo di sparire/ E provo ad immaginare il vicino al di là del muro/ col suo eterno trapano in mano/ a riempire di buchi il suo mondo e il suo futuro/ Poi guardarsi allo specchio a conferma di esistere davvero/ e provo ad immaginare che per noi ci sia un mondo nuovo, mondo fatto per noi/ e che la fuori ci sia qualcuno che è ancora vivo/ e voilà nel dagherrotipo Mme et Mr Curie/ con il loro sorriso radioattivo…/.”
Una chitarra elettrica accarezzata e graffiata, un disco di un artista poeta dannato e divino; grazie Giorgio, per una volta ancora ci hai fatto morire e rinascere tra i flutti incontenibili del tuo tormento ed estasi.


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