Ginevra Di Marco - Disincanto

Ginevra Di Marco

Disincanto

2005 - On The Road Music Factory / Venus

30/03/2005  |  di Christian Verzeletti

È una voce antica quella di Ginevra Di Marco, antica e ancora giovane. Una di quelle voci che, quando ti capita di tornare a sentirle, ti fanno capire quanto tempo sia passato dall’ultima volta e quanto ancora ne resti da passare, come se gli anni non lasciassero rughe.
Di tempo dall’ultimo disco in studio ne è passato parecchio, ma soprattutto sono passate parecchie esperienze, da quella con i PGR al tour con Max Gazzè, passando per varie collaborazioni e soprattutto attraverso la nascita di un figlio, il teatro e vari progetti tra cui quello di “Stazioni lunari”.
“Disincanto” è allora la parola giusta con cui guardare a tutto questo tempo vissuto, a questo nostro tempo che abbiamo davanti. “Disincanto” è il modo leggero di un’artista che gravita al di sopra del mondo della musica, senza lasciarsi trascinare dalla sua forza di gravità.
Ma “Disincanto” è soprattutto lo stile di una voce che si stacca, si solleva dal solito canto, elevandosi come se ne rappresentasse la parte più spirituale o forse metafisica. A ben guardare, nella carriera di Ginevra questo tipo di approccio non è mai mancato: forse si tratta di un gene ereditato dai C.S.I., ma in ogni caso il suo cantare ha sempre avuto un tono e una tensione profetici, quasi salmodianti.
Così sono anche queste nuove undici canzoni, che molto sanno di riflessioni, di intuizioni giunte dopo tanto meditare. Ginevra però è riuscita nell’impresa di un disco che non è né retorico né pesante, grazie appunto al suo “Disincanto” e all’apporto del fedele Francesco Magnelli, essenziale nel far lievitare il suono coi suoi megallophoni.
Ne è venuto un album che gli antichi greci avrebbero chiamato peripatetico, quasi che fosse il risultato del dialogare passeggiando proprio della filosofia aristotelica. Ma ne è venuto anche un album che noi potremmo chiamare “canzone d’autore moderna”, per come coniuga melodie e suoni.
È un movimento circolare che si ripete di traccia in traccia proprio come un comunicare sommesso condotto in un chiostro: la voce stessa di Ginevra procede nel canto e nei testi con piccole ellissi, che si susseguono, si doppiano, si sovrappongono, come le mani di una donna che disegnano nell’aria.
Non tutto è così riuscito, ogni tanto c’è bisogno di fermarsi e di lasciare vagare il pensiero nel vuoto, ma il disco ha un’intensità che continua a muoversi, con passo pacato, attorno all’ascoltatore. Che la musica sia fissa sulle poche note del piano o spinta dal basso come in “La buona fortuna”, l’obiettivo è di riflettere e far riflettere, perché, come recita “Fedeli differenti”, “non è il tempo della musica ascoltabile”.
È il suono della memoria che veglia, è una voce femminile che porta in sé la coscienza della storia e la spinta a guardare ancora avanti: una “Madre severa”, come nella splendida traccia conclusiva, che non smarrisce mai la speranza. E che per questo si mantiene giovane.


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Track List:

  • Tribale|
  • La Buona Fortuna|
  • Andirivieni|
  • Fedeli differenti|
  • Hannorè|
  • J|
  • No Exit|
  • La Rete|
  • Passero|
  • Io-Tu|
  • Madre Severa

Mk Records http://www.protosound.net Marte Live A Buzz Supreme Pyxel.it