Già con il precedente “Rock’n’roll pony” Gina Villalobos aveva messo in mostra un rock melodico con richiami al country e alla West Coast. Il pregio di quel disco stava nel riuscire a proporre un rock’n’roll fruibile, anche orecchiabile, senza perdere in qualità e in autenticità.
Giunta alla fatidica prova del terzo disco, questa giovane californiana dimostra di essere musicista e autrice in crescita, con le idee ben chiare di ciò che la propria musica sia e debba essere. “Miles away” alza infatti il tiro rispetto a “Rock’n’roll pony” con gli strumenti che suonano quasi in faccia all’ascoltatore senza preoccuparsi di pulizia e inutili formalità: lo si può sentire dall’incipit del cd per il modo in cui la chitarra elettrica sopravanza l’acustica creando un suono che è in una parola più rock.
La scelta è azzeccata: ne guadagnano tanto le canzoni quanto la voce, entrambe a loro agio in un contesto sonoro più vibrante. Grazie ad una band che vede la spiccata presenza della pedal steel di Sean Caffey e di alcuni ospiti di sicura esperienza, i passaggi melodici trovano uno spessore che li rende meno frivoli e i testi arrivano carichi di una disperazione credibile.
La Villalobos si muove in un territorio i cui estremi si possono fissare da una parte in Lucinda Williams e dall’altra in Kathleen Edwards: se la prima rimane una meta all’orizzonte, la seconda è piuttosto un punto di riferimento da tenere al proprio fianco. La scrittura della Villalobos ha un appeal più pop, ma il modo in cui interpreta i propri pezzi la avvicina a queste autrici: basti sentire l’impostazione sofferta della voce in “Let’s fall apart” e “Somewhere to lay down” piuttosto che il mulinare delle chitarre nella title-track o la cover di “If I Cant Have You” (dei Bee Gees!).
Altro compagno di viaggio è Rod Stewart, i cui primi dischi sembrano far parte del bagaglio quotidiano di questa cantaautrice: “Dont’ let go” e “Faced on the sheets” ne portano il leggero fardello sfruttandolo per caricare soprattutto i crescendi.
Al di là di queste coordinate più o meno fisse, “Miles away” è comunque un disco personale, soprattutto se confrontato alla media delle uscite attuali anche in campo rock: la Villalobos non ha paura di suonare né si risparmia in alcuna canzone evitando qualunque calcolo di genere e tendenza. Per questo il suo lavoro sembra sincero e le sue canzoni non cadono in manierismi di alcun tipo.
“Miles away” non è l’ultima “novità” rock al femminile, ma un deciso passo avanti che avvicina la Villalobos ad un’investitura non lontana. In una scaletta che alterna piacevoli momenti rock a ballate tormentate, lascia segni che hanno bisogno di diventare solo più profondi per rimanere come cicatrici.
Track List: