Gill Landry - The ballad of lawless soirez

Gill Landry

The ballad of lawless soirez

2007 - Nettwerk Records

29/06/2007  |  di Christian Verzeletti

La copertina di questo disco non è un moderno lavoro di grafica o di web-design, ma uno scatto in bianco e nero che riporta indietro nel tempo ai vicoli malfamati di una città degli anni ’20, ovviamente di notte.
L’ambientazione noir è arrichita da alcuni sticker posti in bella evidenza: il prezzo fissato a venticinque centesimi, la previsione di una notte di luna piena e alcune scritte che annunciano tradimenti, omicidi e pericoli vari. Quasi che il disco in questione fosse un libro di malaffare lasciato in vendita ad un negozietto di periferia dove si trova di tutto, tra alcol, cartoline e cimeli da due soldi.
L’autore non è un brigante frequentatore di bettole, ma Gill Landry, musicista comunque sconosciuto, che ha fondato i Kitchen Syncopators (nome che dice tutto e niente) e suonato con gli Old Crow Medicine Show (questa sì formazione da tenere d’occhio). L’indizio più utile all’indentikit è che Landry proviene da New Orleans: la Crescent City, con il suo crogiolo di suoni e di storie, è la protagonista dell’album. È lei il vero tema della copertina e il denominatore comune di ogni canzone.
Dire che New Orleans è l’ambiente su cui si sviluppa ogni traccia dovrebbe bastare per immaginare una raccolta suonata tra un bicchiere e l’altro con pezzi ora folk, ora bluesy, ora mariachi a seconda che l’episodio si svolga in un juke joint piuttosto che in un saloon o alla luce di una “vicious moon”.
Gill Landry è quello che si dice un troubadour, uno di quelli che non smette mai di viaggiare con le sue canzoni, e difatti pare abbia cominciato a suonare per strada, facendo il busker a New Orleans. Tra gli ultimi rappresentanti che abbiamo incontrato di questa razza ricordiamo Gregory Page e Kreg Viesselman: rispetto ai due colleghi, Gill ha uno spirito meno romantico e più alticcio, imbevuto chiaramente degli umori della sua città.
Così “Poor boy” si trascina dolorosa sopra una viola e un violoncello, mentre la title-track è soffiata da una tromba e da una sega, premonitrici di un destino non certo agevole. Landry è bravo a sviluppare le sue storie e le sue atmosfere di capitolo in capitolo, dalla fisarmonica di “Dixie” allo swing da crooner di “Loneliness” fino all’ispanica “Anjolie”, forse il pezzo migliore del lotto. Ci sono poi una marcia quasi funebre e un folk da confine, ma a questo punto lo avrete capito: “The ballad of Lawless Soirez” è uno di quei dischi minori che affascinano per il loro spirito randagio (“belly full of bourbon and heart full of pain”).
Cercarvi difetti sarebbe come passeggiare per un vecchio quartiere di New Orleans (ce ne saranno ancora?) e lamentarsi per la mancanza di boutique e centri commerciali.


Condividi:


Track List:

  • Poor Boy|
  • Lawless Soirez|
  • Dixie|
  • Loneliness|
  • Ugly Town|
  • Desiree|
  • Anjolie|
  • Magdalene|
  • Mexico|
  • Gasoline Legs|
  • Coal Black Heaven|
  • Mutiny

A Buzz Supreme Mk Records Pyxel.it http://www.protosound.net Marte Live