Giardini Di MirĶ - Punk ... not diet!

Giardini Di MirĶ

Punk ... not diet!

2003 - HOMESLEEP / SONY

04/09/2003  |  di Christian Verzeletti

Recensire un disco dei Giardini di Mirō č un po’ come addentrarsi in un labirinto: ogni svolta si affaccia su molteplici direzioni, che si equivalgono e che non portano in nessun luogo preciso.
Di loro si č giā detto tutto e niente dai tempi dell’ammaliante “Rise and fall of academic drifting”: post-rock e pop, italiani ed europei, originali e emulatori, si puō discutere all’infinito. Č certo č che la band ce la mette tutta per comunicare l’idea di una musica in continuo sviluppo: al giā citato capolavoro pubblicato con la Homesleep Records, sono seguiti “The soft touch EP”, “The academic rise of falling drifters” e “Revolution on your pins”, tutti dischetti che portavano alla luce sviluppi di quanto giā fatto e sottili anticipazioni di quanto a venire.
Nonostante sia passato giā qualche mese dalla sua pubblicazione, “Punk … not diet!” rimane un disco difficile da collocare e da giudicare, quindi un disco dei Giardini di Mirō a tutti gli effetti.
Da una parte č chiara ancora la volontā di andare oltre il post-rock: la maggior presenza delle voci, soprattutto di quella di Alessandro Raina, riempie gli spazi con un canto fluttuante, in linea con gli arrangiamenti eterei della band.
Eppure i brani non riescono ad affascinare come in “Rise and fall of academic drifting”, con cui č ingiusto, ma anche doveroso, fare paragoni. La sola “Connect the machine to the lips tower” riesce a ricreare quell’equilibrio atmosferico, prima con una tromba dolente e poi con il resto del gruppo a volteggiare aspro su piccole intereferenze elettroniche. Pur basandosi su strutture semplici, come quelle delle chitarre che si allungano, gli arrangiamenti variano a vicenda in un gioco di specchi. Lo stesso succede in “Last act in Baires” dove le voci femminili di Kaye and Christy Brewster creano riflessi con cui chiamarsi e rispondersi in lontananza.
Per il resto il disco si mantiene sempre su buoni livelli, ma si “limita” a seguire quello che č lo schema sonoro cadenzato della band, mancando un po’ di effetti a sorpresa: le note di piano e di chitarra cadono a goccia, si intessono con qualche farcitura creando progressioni, che si muovono ciclicamente fino allo scioglimento. In questo processo merita di essere citato Emanuele (violino, tromba, fisarmonica, piano, viola), perfetto nell’adattarsi alle parti moderne dei samples come a quelle vintage delle tastiere.
Tutto č lontano dall’essere definito, come č nell’estetica della band, ma affiora anche un’eccessiva indulgenza e si sente la mancanza di qualche tono pių asciutto: a forza di evaporare, la malinconia crepuscolare di “Punk … not diet!” rischia di suonare languida.
Ma forse č una sensazione dovuta allo smarrimento in quel labirinto che sono i Giardini di Mirō. In cui č comunque sempre piacevole perdersi.


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Track List:

  • Too much static for a beguine|
  • The swimming season|
  • Given ground (oops … revolution on your pins)|
  • Connect the machine to the lips tower *be proud of your cake*|
  • Once again a fond farewell|
  • The comforting of a transparent life|
  • When you were a postcard|
  • Last act in Baires|
  • Dolphins are here, to watch your blue blood flow

http://www.protosound.net Marte Live A Buzz Supreme Pyxel.it Mk Records