Da qualche tempo a questa parte per i Giardini di Mirò si è aperta una nuova vena artistica, quella incominciata con il musicare il film "Il Fuoco', un muto di Giovanni Pastrone del 1916 basato su un testo di D’Annunzio. Un estro e un’attitudine che per loro è sempre derivata dalle cavità celebrali più oscure, sperimentali, suoni lontani, spazi ritmici dilatati in assoluta ricerca dei suoni nuovi. Un album sperimentale, un concept che richiama inverosimilmente alla colonna sonora di certi cortometraggi visionari che si riducono in una ripresa unica di un processo di combustione: il disco strumentale viene diviso in tre parti elementari, la prima, la più corposa e forse la più evolutiva è "La Favilla" che esordisce con lunghe e dolci aperture composte da uno schema strumentale classico dove domina in assoluto la chitarra arpeggiata sostenuta dalle parti orchestrali e post-prodotte. La seconda parte, la più progressiva, la più breve e in un certo senso la più attesa, è "La Vampa" è il raggiungimento di un apice sonoro e melodico, è l'ordine e la passione, che in un certo senso si consumano in fretta attraverso tre semplificati strumentali perfettamente simmetrici in cui due rumorismi contengono la parte più assimilabile nel senso melodico. Questi brani collegati tra loro rispecchiano in qualche modo tutta la struttura del disco. In ultimo 'La Cenere' ci riporta ai paesaggi plumbei, al vuoto melodico, al calore che svanisce appunto, alla raffinatezza di un processo sonoro in cui gli la leggerezza dei suoni si fonde alla sperimentazione libera. Con Il Fuoco i Giardini di Mirò rinnovano definitivamente il loro estro artistico, il Fuoco ha bruciato quelle fase di rock causale, dilatato, drogato e progressivo del loro post rock e in un certo senso sembra voler descrivere, con una nota nascosta di stampo autobiografico, il loro percorso artistico senza rivelare in quale di queste tre fasi la band si trovi a vivere in questo momento. Come agli arbori i Giardini hanno usato un'infinità di strumenti oltre che avere ricercato diverse soluzioni sonore: violino, piano, contrabbasso, synth, drum machine, clarinetto, tastiere, oltre al canone rock di batteria, basso e chitarra. Se avete storto il naso di fronte ai passati lavori della band emiliana, se avete odiato il post-rock, vuol dire che nella vostra vita non vi siete mai chiesti "Can music speak to my soul?".
Track List: