La musica dei Giardini di Mirò è ormai destinata a dividere le opinioni in due schiere di pensiero ben distinte: chi un tempo li ha sostenuti nel loro intento di creare una realtà musicale italiana, legata tremendamente a un post rock più viscerale, che oggi possiamo ritrovare nel primitivo “Broken By”, e chi invece li sosterrà per aver dato una svolta sonora che si dirige verso soluzioni melodiche eleganti (pop) e ricche di stimoli emotivi (space).
La title-track che apre il disco si lega benissimo al concetto esposto poc’anzi e si lega ancor meglio alla bellissima grafica di copertina che ritrae le immagini degli scontri di Reggio Emilia del primo Luglio 1960 (www.istoreco.re.it): un insieme di voci che si rincorrono, alte o sussurrate, come a voler sottolineare dei contenuti senza mai svelarne il significato vero. È una scelta autorale che i Giardini di Mirò propongono in diverse forme e in più di un’occasione, come ci testimoniano le suggestive "Clairvoyance" (alla voce la dolce Kate Brewster) e "Sef Help" (alla voce il romanticismo di Glen Johnson), in cui vengono coinvolti nel canto Jukka Reverberi e Corrado Nuccini.
A quattro anni di distanza dal precedente lavoro, i Giardini ci dimostrano di aver acquisito maturità e un uso dell’inventiva ben calibrato e mai troppo umorale; la band reggiana sembra non voler scontentare nessuno e, nonostante i rinnovamenti sonori apportati, rimane comunque legata al passato e viaggia ancora senza cadere nel derivativo nei territori dell´indie internazionale. La presenza di beat artificiali in "Spectral Woman" ricorda parecchio lo stile indietronico dei Not Twist e nel contempo tiene saldo il legame fraterno con il precedente lavoro “Punk Not Diet”. Il contrasto tra l´elettronica e la cura maniacale delle melodie ("Cold Perfection") dirige l´ascoltatore verso l´immagine di un rock surreale, affiancato da strumenti classici e poco convenzionali al genere ("July´s Stripes"), in netto contrasto con l´urgenza comunicativa del disco.
Per il gruppo emiliano questa scelta musicale diventa una tappa importante di un nuovo percorso musicale, che un tempo era rappresentato solo nelle parentesi soniche più austere, mentre oggi è perseguito in maniera determinata, volta a definire “Dividing Opinions” come un disco diverso, gentile, trasversale, ma che si muove ancora tre le ombre cinesi di un pop spettrale.
Track List: