Giant Sand - Blurry Blue Mountain

Giant Sand

Blurry Blue Mountain

2010 - Fire Records

Americana Southern

03/11/2010  |  di Vito Sartor

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Dopo venticinque anni di onorata carriera Howe Gelb pensa bene di festeggiarsi con un bel disco, e lo fa nel modo più naturale che un'artista di animo alt country possa concedersi, ovvero un album scritto su misura dei propri gusti: i Giant Sand scendono giù verso il fiume, seminando sul proprio percorso poco a poco i loro panni sporchi, luridi di terra, certamente, ma anche di viaggi e di incontri, di dialoghi con le genti che popolano il sud del loro amato paese, per poi immergersi in un bagno purificatore evocando antichi riti spirituali per prepararsi al principio religioso più importante. Purificarsi l'anima non solo dai peccati, ma da una vita intensa, in cui la cui colonna sonora verteva sempre tra immaginari polverosi e desertici, purificarsi con il suono dell'anima, ripulendo ogni asprezza rock and roll con qualcosa di più classico, di più limpido: la struggente ballata di "Chunk Of Coal" con quel piano caratteristico è sinonimo di buone frequentazione, gli archi che introducono canzoni piene zeppe di fraseggi blues e jazz, suoni caldi che come un manto morbido coprono il corpo intorpidito dalle escursioni termiche che solo l’Arizona in certe occasioni ti regala, come a volerti svegliare e ricordarti chi sei. Le canzoni del disco sono un po' così, ancora affascinanti si, ma allo stesso tempo permane quel retrogusto di autenticità, il western dei Giant Sands non è mai abbandonato come ci sussurra la leggenda di "Monk's Mountain" con il suo sottofondo, in cui arde tra la brace un suono caldo e delicato, sovrastato poco a poco da un rock davvero tagliente. "Blurry Blue Mountain" è un disco che parla di provenienza (Jonny Cash), ma che non disdegna uno sguardo verso l'orizzonte; negli ultimi anni Gelb pare abbia studiato diverse soluzioni ricercando in altri generi l'espressione vera per rappresentare i sentimenti e gli impeti più urgenti: e allora rock and roll, come ci ricorda alt-punky-country di "Thin Line Man", il sentimentalismo agreste e decaduto del dialogo uomo-donna in 'Lucky Star Love' non è da meno, un classico che si conclude giusto appunto con qualche scala 'real blues' che di tanto in tanto ricompare e scompare come una presa per i fondelli. Howe Gelb continua imperterrito a non mollare il suo animo rude, anche in brani sfuocati e trasognanti come "No Tellin", il nostro non trattiene le pennate violente, così come nella semi alcoolica "Fields Of Green" il bicchiere della staffa ormai si fa sentire. I Giant Sands si immergono nella fonte battesimale, si convertono alla salvezza per poi fare immediatamente dietro front e lasciarsi alle spalle le promesse, le devozioni, le preghiere di "Spell Bound" e "Time Flies", per cadere nuovamente nelle braccia di qualche donna o tra le grinfie di un killer qualsiasi … "Erosion". Blurry Blue Mountain ha tentato di apportare ancora più eleganza nella carriera dei Giant, ma ha ceduto a tutte le tentazioni incontrate, riuscendo a fare un buon disco, di livello e di gran lunga godibile senza però riuscire ad andare oltre alle radici e superando il concetto di genere. Troppo disperatamente caratteristico per la musica di Howe Gelb e i suoi nuovi compagni di viaggio: non a caso sui titoli di coda il prologo delle scene è cantato da "Better Man Than Me" e "Love A Loser".

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Track List:

  • Fields Of Green
  • Chunk Of Coal
  • The Last One
  • Monk´s Mountain
  • Spell Bound
  • Ride The Rail
  • Lucky Star Love
  • Thin Line Man
  • No Tellin´
  • Brand New Swamp Thing
  • Erosion
  • Time Flies
  • Better Man Than Me
  • Love A Loser

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