Gianni Gebbia / Lukas Ligeti / Massimo Pupillo - The williamsburg sonatas

Gianni Gebbia / Lukas Ligeti / Massimo Pupillo

The williamsburg sonatas

2004 - WALLACE RECORDS

24/02/2005  |  di Simone Broglia

Cominciamo dal titolo.
Cos’è una sonata? Una sonata è una composizione per due o più strumenti. Cos’è “The Williamsburg Sonatas”? Una composizione per tre strumenti: sassofono, basso e batteria.
Il primo dei “suonatori” è Gianni Gebbia, sassofonista palermitano che si è formato a cavallo fra il jazz mediterraneo e il free jazz, assorbendo, dopo il suo trasferimento a New York negli anni ’80, tutto il carico delle novità portate dalle ondate di new- e soprattutto no-wave. Il suo sound si è affinato nei loft di periferia. Negli ultimi anni ha riportato alla luce il terzetto storico del free jazz europeo, unendo il suo fiato alle percussioni di Gunther “Baby” Sommer ed al contrabbasso di Peter Kowald. Chi volesse sapere altro sulla biografia di questo artista può consultare il Penguin Books to Guide Jazz, dove è stato inserito.
Lukas Ligeti è il percussionista e batterista che prende parte alla sonata. Il suo è un nome importante: suo padre Gyorgy Ligeti è stato uno dei più grandi compositori del Novecento, la cui attività fu significativa per il Darmstadt, scuola estiva e motore innovativo del secolo scorso, e per tutta la musica, portando avanti la sperimentazione con l’elettronica e la ricerca timbrica, arrivando ad associare strumenti tradizionali ai rumori più eterogenei, creando così favole surreali e dadaiste. Lukas per alcuni versi non può che seguire le orme paterne, facendo della percussione il suo modo di esprimersi in questo disco. Principalmente è un compositore con alle spalle molte collaborazioni, sia nell’ambito classico, “colto”, che in quello jazz, molte delle quali condivise con Gebbia, come quella con Fred Frith.
Il basso è affidato a Massimo Pupillo, bassista di Zu ed International Silence con all’attivo più di cinquecento concerti in tutta Europa ed un album registrato a Chicago con Steve Albini e Bob Weston degli Shellac.
Dai tre emerge un suono che procede zoppicante fra le ritmiche alternate, angoscianti e palpitanti.
Il basso di Massimo Pupillo si muove fra ricerche atonali e input di strappi funky.
Ligeti è un diavolo che muta in continuazione, facendosi rullante e travolgente, oppure placandosi, tramite metamorfosi inquiete, che lo rendono granitico, fisso, ossessivo, continuo.
Il sax alto di Gebbia urla, stride, si sposta con veloci incursioni fra i tasti. Non ha mai momenti di distensione, ma è sempre incline alla caduta volontaria, alla soluzione mai banale delle frasi musicali, cammina fotografando i muri dipinti delle periferie.
I palazzoni alti e sempre uguali, immensi “Cerberi” danteschi che aprono la via per una discesa verso inferi fumosi, industriali e desolati - ambiente tanto caro alla no- wave ed al CBGB’s di quegli anni- di una New York che i tre conoscono bene, costituiscono lo sfondo da cui scorre linfa vitale poetica e compositiva.


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Track List:

  • Anarchytecture|
  • Pay for soup. Built a Fort. Set that on Fire|
  • Some Disordered interior Geometries|
  • Hollemberg Pony Express|
  • Golf? No Sir! Prefer Prison Flog|
  • The Vertical Journey|
  • Logic of the Birds|
  • Hollywood, Palermo

Gianni Gebbia / Lukas Ligeti / Massimo Pupillo