Giancarlo Onorato - Falene

Giancarlo Onorato

Falene

2004 - Lilium Produzioni/Venus

26/11/2004  |  di Andrea Salvi

Se ne parlava da anni, ed ecco finalmente giunto il momento: un nuovo album di GianCarlo Onorato non può avere il sapore di un disco qualunque, non può sconfessare le attese e i sospiri che troppo spesso ci hanno accompagnato durante gli interminabili 6 anni a separarci dall’ultimo capolavoro che è stato quel “Io sono l’angelo” che ad oggi rappresenta una delle vette assolute raggiunte dal rock italiano negli anni ’90.
Giro volentieri il coltello nella piaga mentre ripenso a quante volte abbiamo sentito la mancanza e il conforto della voce di Onorato, nascosta chissà dove proprio quando decine di album senza personalità sono passati inosservati dal nostro lettore, interpreti senza nemmeno l’ombra della sensibilità, del carattere, dell’idea stessa di cosa significhi avvicinarsi ad un territorio che richiede innanzitutto la predisposizione all’arte e non la mera ambizione a diventare artisti per investitura di mass media o di mercati di sorta.
GianCarlo Onorato è la propria arte, sia essa materia scritta, suonata o dipinta. Con questa egli si spoglia e si riveste, si apre e si chiude, si interroga e fugge lontano dalle sue stesse risposte. Materia destinata ad un ascolto interiore prima di tutto, lungo il solco tracciato oramai da parecchio tempo con gli Underground Life, una delle formazioni più anomale e dal linguaggio artistico più ricercato del sottobosco rock anni ’80. Marginale per scelta, la musica di Onorato è sotterranea per una sorta di ingratitudine cronica che da queste parti circola spesso e volentieri nei confronti di quanto si permetta di spostare i canoni artistici lungo traiettorie azzardate o quantomeno inconsuete.
“Falene” segue questo istinto e svolge, con una coerenza commuovente, la matassa di simbolismi aristocratici che fanno parte del DNA di Onorato. Dodici episodi freschi e inquietanti, quanto lo slancio del volo di una falena in una notte estiva, che tentano di aprire un varco poetico nella melma contemporanea per poter azzardare una visione personale del nostro presente, mai come oggi tanto in bilico tra tragedia collettiva e bisogno di rinascita.
I mezzi sono quelli che la forma canzone mette a disposizione, ora un pianoforte solitario, ora ampie aperture orchestrali, ora il luminoso incontro con amicizie fidate come quelle di Mario Congiu, della ritrovata poetessa Anna Lamberti Bocconi e dell’inseparabile accoppiata formata da quelle due anime elette che sono Paolo Benvegnù e Massimo Fantoni. Capitolo a parte è la scelta del timbro melodico dell’intero lavoro, forse mai come in questo caso accentuata al punto da rileggere con una serenità disarmante dei testi che narrano la profonda volontà di riscatto da una realtà opprimente pur dimostrandosi priva di sbarre se non simboliche. La voce di GianCarlo Onorato in questo gioco si riconferma la più suadente del rock italiano attuale, e brani come “Boncourage”, tanto per sceglierne uno dei tanti esemplari qui raccolti, come autentici modelli. È nel trittico centrale che però l’album trova un equilibrio paradossale, che gioca con l’eccentricità come in “The bossanova sweet menage” dove una ritmica sudamericana fa da sfondo ad una malinconia delicatissima e personale o in “Ballata dell’estate sfinita”, dove Onorato trova lo spazio per scrivere la propria “Where the wild roses grow”, mentre nel brano-manifesto “Pace di guerra” si parla d’amore come di un presente ingrato e fasullo, mentre in una coda spiazzante si lambiscono territori gospel.
“Falene” è un’oasi in mezzo all’aridità, l’ultima possibilità per la riaffermazione di una via di qualità per un rock che sa essere vitale e rigenerante, proprio quando intorno tutto sembrava perduto.


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