George Thorogood - The hard stuff

George Thorogood

The hard stuff

2006 - Eagle Records

11/08/2006  |  di Christian Verzeletti

“The world’s greatest bar band”, cioè la più grande bar band del mondo: così si definiscono George Thorogood & The Destroyers superata abbondantemente la soglia dei trent’anni di carriera. Manco fossero dei giovinetti.
E se ne escono con un disco intitolato “The hard stuff”, tanto per chiarire la volontà di suonare ancora a muso duro.
Thorogood e i suoi Destroyers (anche qua il nome è un programma) non hanno la presunzione di cambiare il mondo, ma la convinzione di lasciare chiunque soddisfatto e sudato dopo un loro concerto.
Il loro rock-boogie è un marchio di fabbrica ormai noto e anche questo disco vi tiene fede con una coerenza che ha prodotto fulminanti successi e, bisogna ammetterlo, alcuni album troppo simili.
“The hard stuff” non si sottrae alla regola: il cd si apre e si chiude con due grandi pezzi rock che fanno pensare al Thorogood dei tempi migliori, ma poi nel resto delle tracce si concede alcune cover e qualche esercizio, comunque entusiasmante.
Pur senza scendere troppo di tono, pezzi come “Cool it!”, “Love doctor” e “Rock party” non fanno altro che ripetere a menadito la lezione del boogie e del rock’n’roll.
La slide di Thorogood viaggia sempre torrida, sfiorando territori southern e caricando tutti i pezzi in modo cattivo: l’unico episodio in cui viene davvero a mancare è nella cover di “Drifter’s escape”, che non lascia alcun segno, forse per vendicarsi di una definizione data da Dylan stesso (ma, attenzione, “the baddest player around” è in realtà un complimento e la prova che Dylan conosce bene l’approccio “bad to the bone” di Thorogood).
Lo dimostra anche il modo in cui vengono interpretate le ballate: prima “Hello Josephine”, una cover di Fats Domino che con fiati e fisarmonica è un omaggio a New Orleans, e poi “Little rain”, un soul di Jimmy Reed intriso di sax. Che suoni un blues acustico piuttosto che un boogie infuocato al limite dell’hard, Thorogood raramente manca di far sentire quanto lui e i suoi compari stiano mettendo anima e corpo nella performance: merito di una band che è una sicurezza con Jeff Simon (batteria), Bill Blough (basso), Jim Suhler (chitarra) e Buddy Leach (sax).
Come già detto, è nella title-track e nella conclusiva “Huckle up baby” di John Lee Hooker che più si sente il peso rock dei Destroyers, sporchi e chitarrosi, capaci davvero di marcare a fuoco questo paio di pezzi.
“The hard stuff” è un buon disco, ma non rientra di sicuro tra i lavori migliori di Thorogood. Ha però il merito di aggiungere ancora qualche numero al repertorio di questo chitarrista e di aumentarne un carico rock che fa sempre fare quel figurone da “the world’s greatest bar band”.


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Track List:

  • Hard stuff|
  • Hello Josephine|
  • Moving|
  • I got my eyes on you|
  • I didn’t know|
  • Any town USA|
  • Little rain|
  • Cool it!|
  • Love doctor|
  • Dynaflow blues|
  • Rock party|
  • Drifter’s escape|
  • Give me back my wig|
  • Takin’ care of business|
  • Huckle up baby

George Thorogood