Gary Moore - Back to the blues

Gary Moore

Back to the blues

2001 - Sanctuary

06/10/2001  |  di Christian Verzeletti

A guardarlo negli scaffali dei negozi questo cd di Gary Moore mi ha fatto venire più volte l´acquolina in bocca: il titolo è un´esplicita dichiarazione d´intenti e la copertina mostra il chitarrista di Belfast seduto tra i binari di uno scalo ferroviario, un´immagine che da sola recupera le radici e i ritmi della musica del diavolo.
Eppure ho rimandato più volte l´acquisto, un po´ perchè il mio portafoglio fatica sempre più a reggere il peso dei cd, un po´ perchè non tutti i dischi di Gary Moore hanno seguito le strade del blues. Non si discute un "manico" come questo, che ha contribuito a diffondere e a tenere alto il nome del blues quando rischiava di diventare un genere da museo, ma è altrettanto innegabile che Moore lo ha anche spesso commercializzato e mescolato con l´hard rock.
Quando alla fine (per vie traverse) "Back to the blues" è arrivato in "tavola", ovvero su quella scrivania di fronte allo stereo, che ogni giorno sopporta un nutrito disordine di cd, l´ho consumato come un affamato che divora il suo pasto in solitudine senza badare tanto al galateo. Ormai da anni la forza primitiva del blues mi fa questo effetto alla Mr. Hyde e l´iniziale ruggito di "Enough of the blues" ha innescato subito un meccanismo che, una volta avviato, non c´è mai verso di fermare. Gary Moore suda e fa sudare, spreme il boogie di "You upset me baby" e recupera Hendrix nel finale della bellissima "Cold black night" in cui la chitarra si alza in piedi prima di lanciarsi in un memorabile assolo.
Dopo un´intensa versione di "Stormy monday", arriva il pezzo forte: "Ain´t got you" ha la stessa carica dei vecchi dannati bluesmen e Gary la canta con una voce quasi da nero, con la chitarra che gli risponde come fosse un´armonica.
A questo punto la temperatura del disco cala, ed è una fortuna visto che le mie fibbre cominciavano a non sopportare più la spinta vorace delle battute blues. La chitarra dell´ex Thin Lizzy rallenta: invece che urlare, comincia a sussurrare in pezzi che creano un´atmosfera languida come "Picture of the moon" e "The prophet". Per forza di cose si torna poi ad accelerare ("Looking back", "How many lies", "Drowning in tears"), ma senza le estenuanti sollecitazioni della prima parte del disco che si chiude comunque in modo onorevole. Mi resta in mano il cd: Gary seduto in una stanza con la sua Gibson, un Marshall, un mixer e un computer con un immagine di Hendrix a video. Il ragazzo di "Still got the blues" è cresciuto e ha rinnovato la sua camera, ma certe cose non sono cambiate.


GARY MOORE DISCOGRAFIA

1968 Rockin´ Every Night - Virgin
1973 Grinding Stone - CBS
1979 Back on the Streets - Grand Slamm
1979 G Force - Roadrunner
1982 Corridors of Power - Mirage
1983 Live - Jet
1983 Rockin´ Every Night - Virgin
1983 Victims of the Future - Mirage
1984 We Want Moore! [live] - Virgin
1984 Dirty Fingers - Roadrunner
1985 White Knuckles - Castle
1985 Run for Cover - Combat
1986 Emerald Aisles: Live in Ireland - Atlantic
1987 Wild Frontier - Virgin
1989 After the War - Virgin
1990 Still Got the Blues - Charisma
1992 After Hours - Charisma
1992 Live at the Marquee Club - Castle
1992 Blues Alive - Virgin
1993 Gary Moore & Greg Lake - Alex
1994 Walkways - Alex
1995 Blues for Greeny - Charisma
1997 Desperado - Ariola Express
1997 Dark Days in Paradise - Virgin
1999 A Different Beat - Castle
2001 Back to the Blues - Sanctuary


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Track List:

  • Enough Of The Blues
  • |You Upset My Baby
  • |Cold Black Night
  • |Stormy Monday
  • |Ain´t Got You
  • |Picture Of The Moon
  • |Looking Back
  • |The Prophet
  • |How Many Lies
  • |Drowning In Tears

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