Mentre continua l’altalena di notizie sulla reunion dei Jayhawks (volete scommettere come andrà a finire?), prima Mark Olson e poi Gary Louris hanno pubblicato i loro rispettivi diari on the road.
Che i due si stessero riavvicinando, lo si era capito proprio dalla partecipazione di Gary a “Salvation blues”. Mark non ricambia il favore, ma questo disco fa comunque le prove generali per un ritorno della band.
Più morbido e più pop dell’album del collega, “Vagabonds” propone una visione sognante tipica della West Coast: con la sua voce limpida Louris non è un hobo, ma piuttosto un vagabondo di lusso, dal passo felpato, che procede tra dolci declivi.
L’album è una manciata di carezze pop-folk, pervase da una luce da tardo pomeriggio portata soprattutto dalle armonizzazioni, dalla pedal steel (Josh Grange) e dal piano (Adam Mac Dougal).
Per l’occasione Louris si è fatto produrre da Chris Robinson, dei redivivi Black Crowes, un altro a cui piace la luce negli occhi (anche se in genere preferisce quella del risveglio da una sbornia).
C’è molta nostalgia e c’è molta purezza in queste canzoni, al punto che non mancano gli accenni gospel e basti il nome del Laurel Canyon Family Choir per capire da che parte tira l’aria fresca che si respira in scaletta.
In mezzo a tanto splendore si resta un po’ anche abbagliati: non che la luce sia tanto forte, ma è costante e crea un idillio che lascia gli occhi allampanati, soprattutto in alcune tracce suonate di mestiere come “I wanna get high”.
Si viene comunque piacevolmente avvolti dalla gradevole “True blue”, con i polmoni aperti dalle vocals, dalle delicatessen “so beautiful” di “To die a happy man” e dalla title-track in cui si sente tutta la ricercatezza da songwriter di Louris, armonica compresa.
“Vagabonds” è un disco di chicche, come quell’eco dei Beatles sparso su “Black grass”. Tutto ha lo scintillio contemplativo dei riflessi argentati di un fiume e crea un ambiente in cui è facile adagiarsi, col rischio anche di qualche sbadiglio.
Nel confronto a distanza la spunta Mark Olson, autore di un disco più concreto nella sua malinconia folk. Ma messi uno accanto all’altro, “Salvation blues” e “Vagabonds” fanno soprattutto sperare in un ritorno brillante per i Jayhawks.
Track List: