Trading snakeoil for wolftickets
− Cantautore, Rock

Gary Jules

Trading snakeoil for wolftickets

2004 - DOWN UP DOWN MUSIC/SANCTUARY RECORD
14/04/2004 - di
Per il solo fatto che in un passo di una recente intervista abbia citato Counting Crows, Damien Rice e David Gray, non avrei potuto restare indifferente alla musica e alla storia di Gary Jules. Della sua musica, scoperta prima della storia, ne parlo tra un attimo perché vale la pena soffermarsi alcune righe sulle vicende che hanno portato questo artista alla porta del successo. Nel 1998, il suo primo disco “Greetings From The Side”, finisce schiacciato dal passaggio di proprietà della A&M alla Mca/Universal, che non solo decide di non promuoverlo, ma di fatto, possedendone i diritti, non concede la liberatoria. Un situazione frustrante, vissuta anche da Phil Cody, altro artista della scena losangelina di cui Gary Jules è una sorta di attivissimo promotore benefico, che si protrae per oltre un anno.
Riappropiatosi della sua musica - il suo primo disco verrà ristampato a breve - Jules può finalmente dedicarsi alle nuove canzoni in piena autonomia. Nasce così, nel 2001, “Trading snakeoil for wolftickets”, che vede la luce in Italia solo ora, trascinato come nel resto del mondo da un po’ di fortuna e tanta caparbietà che insieme premiano un musicista vero.
La fortuna è quella che accarezza un gioiello come “Mad World”, minimale cover dei redivivi Tears For Fears, contenuta nella colonna sonora del cult movie “Donnie Darko” e proposta a sorpresa dalle radio inglesi. La caparbietà sta invece nell’aver creduto ad internet (senza se e senza ma) ed al suo martellante tam tam, attraverso il quale il disco ha poi visto la meritata luce.
Detto di “Mad World” brano che conosce tre vite, quella che accompagna la scena dominante del film “Donnie Darko”, quella di brano tascinante della conseguente colonna sonora e ovviamente quella che chiosa il disco di cui stiamo parlando, la musica di Gary Jules è una semplice miscela dei gloriosi anni ‘60 e ’70 appartenuti a Simon & Garfulkel, e per certe versi anche a Cat Stevens. In questo senso è illuminante proprio “Broke Window” che apre in modo superbo questo disco in cui l’amore viscerale per la sua città adottiva è conclamato anche nella solare “Dtla” (Down Town Los Angeles) che trova più di uno spunto nella grande tradizione della musica californiana. Diventa quindi inevitabile citare CS&N evocati non solo nella splendida “Something Else”.
Le citazioni, nel caso di Gary Jules, non sono a sproposito e vanno tutte a suo merito per la naturalezza con la quale le canzoni sgorgano da tanta fonte di ispirazione. Se il disco trova i suoi momenti più intimi con “Boat Song” e “Umbilical Town”, per le quali lascio a voi trovare i non troppo nascosti riferimenti (io provo a suggerire Ben Harper), con le successive “The Princess of Hollywood Way” e “Patchwork G” sale alto come non mai il sole caldo del Golden State, dai cui raggi luminosissimi spuntano, con “Barstool”, anche gli Eagles.
Un disco di rara bellezza di cui è impossibile non innamorarsi, che vi mostrerà il suo culmine quando, messi da parte tutti gli inevitabili paragoni, inizierete ad ascoltarlo solo per quello che è. Uno splendido lavoro di Gary Jules.

Track List

  • BROKE WINDOW|
  • NO POETRY|
  • DTLA|
  • LUCKY|
  • SOMETHING ELSE|
  • PILLS|
  • BOAT SONG|
  • UMBILICAL SONG|
  • THE PRINCESS OF HOLLYWOOD WAY|
  • PATCHWORK G|
  • BARSTOOL|
  • MAD WORLD|
  • ghost track