Fruit Bats - Spelled in bones

Fruit Bats

Spelled in bones

2005 - Sub Pop

08/09/2005  |  di Luca Meneghel

Eric Johnson: tenete a mente questo nome perchè, nonostante i Fruit Bats siano una band di tre elementi con due album alle spalle, l’anima è lui. Scrive le canzoni, le canta, suona la chitarra e le tastiere: un artista dalle grandi vedute che con il terzo album, “Spelled in Bones”, va a recuperare il folk-rock anni Sessanta e Settanta dando vita ad un lavoro ricco di sonorità acustiche retrò, di canzoni leggere ma allo stesso tempo piene e complete, di testi semplici ma mai banali e spesso evocativi. Un disco d’amore, un disco sognante, un disco che si presta a diverse tipologie d’ascolto in svariate occasioni nella vita di ognuno di noi.
Il terzo album (secondo targato Sub Pop) inizia tra Beatles e Beach Boys con “Lives of Crime”: le capacità della band nello scrivere canzoni orecchiabili e trasognanti emerge subito e non sarà il resto del disco a smentire la prima impressione.
“Spelled in Bones” è fatto di romanticismo, mai mieloso, e di amore: a prevalere sono le chitarre acustiche con altri svariati strumenti a fare da contorno (su tutti, il piano). Una formula semplice, storicamente collaudata, che vince in “Silent Life” e nei suoi richiami a Simon & Garfunkel; affascina nella rilassante “TV Waves”; richiama gli amati anni settanta in “Born in the 70’s”; stupisce nella grande “The Earthquake of ‘73”, dove Johnson appare sempre più come un cantautore.
Arduo trovare difetti: undici canzoni senza riempitivi, pezzi simili ma a modo loro tutti dotati di vita propria. Canzoni delicate ma mai noiose. Un disco da ambiente tanto quanto da ascolto in cuffia.
Un disco, diciamo, dei grandi equilibri: alla terza uscita discografica i Fruit Bats sembrano riusciti a calibrare al punto giusto tutte le proprie qualità, senza commettere errori.
Eric Johnson, con Dan Strack e John Byce, regala al mondo del folk-pop un disco di indubbia qualità, dimostrando di saper dare il meglio con qualsiasi strumento, tanto con una chitarra quanto con le tastiere, il basso, il banjo e chi più ne ha più ne metta.
Nel finale i Fruit Bats non mancano di ricordarci che “Everyday That We Wake Up It’s A Beautiful Day”: potrà sembrare banale, ma nel mondo in cui viviamo oggi è sempre bello e giusto che qualcuno ce lo ricordi. Farlo con le parole è facile, loro lo hanno fatto con un intero disco colmo di musica e a noi non resta che esserne riconoscenti.


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Track List:

  • LIVES OF CRIME|
  • SILENT LIFE|
  • TV WAVES|
  • CANYON GIRL|
  • BORN IN THE 70s|
  • LEGS OF BEES|
  • THE EARTHQUAKE OF ‘73|
  • TRAVELER’S SONG|
  • THE WIND THAT BLEW MY HEART AWAY|
  • SPELLED IN BONES|
  • EVERYDAY THAT WE WAKE UP IT’S A BEAUTIFUL DAY

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