10/02/2012 | di Vittorio Formenti
Duo di prestigio e di culto quello che si presente in questo pregevole CD dai mille colori. Franco Nesti è un bassista dalle gloriose referenze che qui si presenta come vocalist recuperando una parte del suo retroterra di studi musicali; Duccio Bertini è un giovane arrangiatore particolarmente attento alle potenzialità dell’orchestra fusa, in chiave moderna, con le potenzialità dei solisti e dei timbri.
Il lavoro in questione si basa sul riarrangiamento, o meglio sulla rielaborazione, di brani originali di Burrell, Wheeler, Swallow e Landesman seguiti da due pezzi conclusivi a firma dei titolari del disco.
I temi originali vengono ripresi arricchendoli di impressioni e di sensazioni giocando con spazi solisti che, alternati alle parti vocali ed all’orchestra, introducono improvvisazioni coerenti con le parti scritte proposte dai tutti.
Crucificado introduce il disco evidenziando questo aspetto grazie ad una staffetta estremamente equilibrata tra canto, orchestra di fondo, solo melodico di piano ed intervento decisamente contemporaneo del sax baritono coordinato con la batteria. Una miscela di tradizione e di modernità che conferisce al pezzo tinte multicolore, specie grazie al coerente sviluppo dell’ancia di Emili.
La scelta dei brani di terzi è operata in modo oculato, senza saccheggiare il solito repertorio del deja vu ma recuperando voci particolari, di spicco ma non soverchianti, con la conseguente possibilità di operare con libertà senza il vincolo di standard ingombranti.
Ne deriva che una firma come Wheeler permette in Before the First Time un contrappunto vocale tradizionale, un intervento del sax tenore di Claudio Giovagnoli ed una parte di basso di Gabriele Evangelista in un asse tra post bop moderno e la leggera ricchezza di Gil Evans, consentendo alla creatività degli autori di manifestarsi appieno.
Falling Grace opera al contrario, con un incipt di piano e di voce quasi scheletrici a cui segue l’orchestra, che recupera il tema, e poi l’intervento con l’impro delicata di Fasoli, ospite di eccellenza del disco che contribuisce non poco ad intensificare le tinte musicali del disco come succede anche nei due passaggi conclusivi, pezzi originali che paiono uscire dallo stesso repertorio dei precedenti, a tutto onore degli autori.
Il lavoro affascina per il sapiente gioco delle dosi, per la ricchezza dei colori, per la modernità dell’orchestrazione e per la mancanza di retorica negli interventi dei solisti; un affresco cromatico ad onore del titolo scelto che espone con efficacia la raffinata intensità della scaletta.
Disco ricercato ma non da elite, consigliabile ai più.
Track List: