Five Dollar Priest - Five dollar priest

Five Dollar Priest

Five dollar priest

2008 - Bang! Records

Emergenti

12/11/2008  |  di Désirée Iezzi

Guardi la copertina e ti fai un’idea; la apri e ne sei quasi convinto; poi ti casca l’occhio su alcuni nomi tra i quali spicca quello di Jon Spencer come ospite-esperto di theremin e non hai più alcun dubbio: quello che hai tra le mani è qualcosa di sporco e fetente. Che potrebbe scivolarti dalle mani da un momento all’altro tanto è unto - le facce e le storie dei quattro parlano chiaro. Alla batteria troviamo Bob Bert, già nei Sonic Youth, e al microfono una voce tra le più schizofreniche in circolazione, Ron Ward (cantante anche degli Speedball Baby). Premi play e una scarica di energia, di suoni ipnotici, di rumori ti devastano: dieci secondi di basso in apertura e parte il viaggio nei sotterranei fangosi di qualche sperduta zona della periferia di Detroit. Un esordio da urlo per la Bang! Records (etichetta indipendente dei Paesi Baschi nata nel ‘98-‘99) che però ha ben poco dell’inesperienza dei debuttanti essendo quelli in questione tutti musicisti consumati dalla vita e credo da molto altro. La loro base è New York, patria sul finire degli anni Settanta della no-wave: le sonorità post-punk sono evidenti, ma è anche lampante il fantasma del garage del coetaneo Jon Spencer che con i suoi vari progetti porta avanti a testa alta, con enorme convinzione e crescente credibilità il nome del rock’n’roll più impulsivo, scarno e ancestrale. Sul sito della Bang! Records c’è una breve ma incisiva descrizione della band: “Five Dollar Priest sounds like a trip on acid of NYC blues crossed with Pere Ubu and the angriest Birthday Party”.
Le tracce si susseguono con ritmo asimmetrico e caotico. “Conway Twitty’s Bag” è puro delirio: gargarismi, urla, parole smozzicate, fiati zigzaganti, improvvisazioni allucinate creano un turbine di suoni e parole capaci di dare il mal di testa. Bizzarro dedicare una canzone così febbricitante ad un cantante country come Conway Twitty.
Il ritmo di “Cunty Lou!!” è serrato, la batteria sembra quasi introdurci ad una melodia folk, ma il suono del theremin e la voce di Ron che ripete ossessivamente la stessa frase ci riportano alla “realtà”(circola un video su youtube in cui viene messa in scena una dimostrazione di Jon Spencer al theremin davanti ad un gruppo di bambini che sembrano non aspettare altro, con tanto di applauso finale). “Ghost of Bob Ross” è forse la traccia meno folle, viene ripetuto un unico tema che sul finire assume un ritmo crescente e incalzante: il fantasma in questione è un pittore-personaggio televisivo americano famoso perché insegnava a dipingere ad olio in TV.
Nove tracce, nove. “Five Dollar Priest” è un album senza troppe pretese e con pochi fronzoli.
Lo puoi amare o detestare per lo stesso identico motivo.


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Track List:

  • Fingered|
  • Bobby Chen|
  • Ghost of Bob Ross|
  • Decatur Street Blues|
  • Whiskey Filled Lips|
  • Conway Twitty’s Bag|
  • Mao Tse Tongue|
  • Cunty Lou!! |
  • Whiskey Filled Lips (reprise)

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