Fiery Blue - Fiery Blue

Fiery Blue

Fiery Blue

2010 - Doubloon Records

Americana Songwriting folk

25/03/2011  |  di Pietro Cozzi

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Ci sono dischi che lasciano piacevolmente indifferenti, che non scatenano emozioni e passioni, che scivolano via come un pur apprezzabile bicchiere di aranciata, anche se qui la bevanda più in linea con il mood dei 18 brani è la camomilla. Il progetto Fiery Blue (“ardente malinconia”) è figlio dell´epoca del web e si configura come una collaborazione tra artisti di provenienza diversa: una triangolazione, disegnata sulla mappa degli States, tra New York City, Austin e San Diego. Dalla East Coast arrivano le due voci femminili, Simone Stevens e Quinn Vogt-Welch (backing vocals), per le quali Paul Marsteller, songwriter californiano, firma tutte le canzoni. Il Texas contribuisce con il produttore e polistrumentista Gabe Rhodes e il batterista Hunt Sales.

Questo è il primo disco dell´ensemble, ma altri due lavori sono pronti per l´uscita tra la primavera e la fine dell´anno. Meditativa e malinconica, l´opera prima è velata da una patina uniforme che non si scioglie neanche dopo diversi ascolti. Domina un suono omogeneo, di basso profilo, che impedisce a Fiery blue di comunicare un spettro più ampio di sensazioni. La quantità dei brani - tutti molti brevi (2-3 minuti) e scritti da un unico autore - contribuisce ad enfatizzare l´impressione del già sentito. Per circa un´ora si viaggia quasi sempre a bassa velocità di crociera, nel solco di uno stile che con buona volontà prova a pescare nel folk, nel country e nella musica cantautorale e alla fine vira soprattutto verso il soft rock e il pop. La voce della biondissima Stevens, dolce e cristallina, richiama ai primi ascolti Natalie Merchant, ma alla lunga risulta monocorde, incapace di appassionare davvero.

Le note più positive vengono da Gabe Rhodes, figlio della famosa cantante country pop Kimmie Rhodes e produttore, tra gli altri, di Calvin Russell. La quantità e originalità di sonorità elettriche e acustiche costruite dalle sue chitarre rivelano una personalità non comune: per dirla in slang calcistico, fa reparto da solo. Alla batteria morde il freno Hunt Sales, già membro dei Tin Machine di David Bowie e sodale di Iggy Pop, avvezzo a ben altre sonorità.I brani da apprezzare sono quelli che si distaccano con maggior convizione dall´atmosfera generale, facendo prevalere un atteggiamento più rilassato (Feels like falling, imperniata su un riff che non molla) o spingendo l´acceleratore sul pedale del ritmo, in chiave country, come in Magic. Pochi altri episodi di maggiore pathos valorizzano le doti di Simone Stevens: Turn ha un emozionante cantato in crescendo; Big moment affascina con il suo incedere misterioso, oscuro, straniante; Far and near, per buona parte solo piano e voce, fa presagire grandi potenzialità da esplorare in futuro.

Un buon voto in pagella merita Gabe Rhodes, che suona di tutto, dal Q-chord, lo strumento elettronico in grado di riprodurre un´intera orchestra, alla glass armonica, l´armonica a bicchieri. Il lavoro migliore lo fa sulle sei corde (chitarra acustica, elettrica, tenor guitar, bajo sexto...) che imbraccia, sovrapponendo con perizia le diverse sonorità e distinguendosi per un ottimo uso dell´eco (gli assoli su Dive). Ripartendo da queste buone cose, aspettiamo le prossime produzioni: per ora siamo al rivedibile. 

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Track List:

  • Hide away
  • Feels like falling
  • In the wind
  • Neon age
  • The long night
  • Wild bird
  • Looking at you
  • Fire show
  • Dive
  • Where they are
  • Magic
  • Virtue
  • Stranger
  • Turn
  • Big moment
  • Diamond ride
  • Funland
  • Far and near

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