Silent Cry non è certo un esordio e a dirla tutta non è nemmeno un lavoro imprescindibile: il sound dei Feeder ammicca ad un qualcosa di commerciale, un tempo quando esisteva la radio si diceva radiofonico, anche se in cuor loro il gruppo inglese sfoggia un complesso sonoro gradevole e stilisticamente considerevole tanto che l´album in questione faticasse prima di trovare riposo tra gli scafali della libreria.
Silent Cry in più di un’occasione trasporta l´ascoltatore verso l’anima più scura del rock, strizzando l’occhio alla new wave, anche se in fondo l’estremo estetismo melodico e il livello graffiante delle chitarre dimostrano un carisma sinteticamente brit rock; il gruppo inglese sembra comunque propenso a catturare l’ascolto di un pubblico il più vasto possibile grazie soprattutto al fascino del leader Grant Nicholas e alla sua guida vocale e chitarristica: l´amalgama dei suoi testi parla essenzialmente attraverso una miscela di pop mistico, la componente rock e sempre da considerarsi di matrice britannica, non è mai eccessiva ma alquanto movimentata e per questo non possiamo comparare la composizione dei brani, come vuole la buona tradizione inglese, ai riferimenti più comuni, dal pop anni ‘80 degli U2, alle amenità “effettistiche” dei Coldplay e alla graffiante verve degli Stereophonics.
I Feeder propongono parecchi brani di punta, li sfoderano attraverso un particolare clamore sonoro, uno dietro l’altro, come se fossero tutte hits: infatti l´entusiasmo della band si intuisce sin dal primo singolo “We are the people", così come nei romanticismi spirituali e nelle strofe di “Tracing Lines”, o ai suoni plastici di “Itsumo” e “Fires”, il tutto considerevolmente accompagnato da tastiere nonostante il gruppo si presenti in formazione a tre.
I Feeder non sono una band dell’ultima ora, ma all´attivo da un decennio (compaiono nel lontano 1996), il loro ultimo lavoro risale a tre anni fa, ma sembra che questo Silent Cry tenga in serbo un messaggio dichiarato per il futuro, una sorta di cambiamento da generarsi quasi fosse un percorso politico, lo testimonia la metamorfosi dei testi, sempre trasognanti, a volte intinsi di un romanticismo mistico, sempre delineati, chiari ma con una forte propensione positiva come fa risultare a pieno il brano “Who´s The Enemy”.
Sicuramente risentiremo parlare di questa realtà musicale che, come tanti compagni della scena brit, appaiono oggi, dopo il sesto album, con la carica di un gruppo all’esordio, ricco di esperienza ma sempre verde.
Track List: