Delirium cordia<small></small>
Elettronica

Fantomas

Delirium cordia

2004 - Ipecac
15/02/2004 - di
Fantomas: nome perfetto per una band che eredita dal mito letterario e cinematografico genialità, follia sperimentale e oscuro fascino. Mike Patton, ex Faith No More, è la mente criminale del gruppo composto anche da Dave Lombardo (ex-Slayer) alla batteria, Buzz Osbourne (Melvins) alla chitarra e Trevor Dunn (Mr Bungle) al basso.
Una formazione ricca, con esperienze diverse alle spalle, varie anime che s’incontrano (metal, rock, elettronica, dark), e una stoffa tutta noir, riversata anche nei loro due precedenti album: il primo “Fantomas. Amenaza Al Mundo” è un insieme di schegge elettriche e schizoidi con vocalizzi disumani (alcune durano solo pochi secondi), mentre “Director’s Cut”, una rivisitazione in chiave paranoica di colonne sonore epiche e ricche di suggestioni horror dal Padrino a Rosemary’s Baby a Twin Peaks.
Per il loro terzo album l’idea mefistofelica che frullava nel cervello di Patton, era questa: “…un’esperienza lunga e tormentosa invece di una pugnalata”.
Detto…fatto. Perché “Delirium Cordia” si presenta come un’unica traccia (o agonia…) lunga più di 74 minuti che scorre lineare come una pellicola, unendo in maniera dinamica e asimmetrica vari blocchi sonori, con un intro, momenti di suspense, violenti cambi di scena e precipitosi svolgimenti. Si potrebbe definire ambient sperimentale e cinematica con sfuriate noise di batteria e chitarre, e trame sintetiche contaminate da rumori concreti di ogni genere. Ma non basta. Perché, quando metterete su questo cd, tutto il vostro immaginario più oscuro vi si sprigionerà attorno, proiettandosi fuori dallo stereo. Nessun ologramma, e nessuna allucinazione, ovviamente, ma pure sensazioni immaginifiche vissute in sequenza come fotogrammi di un film: paura, angoscia, e terrore che si aggirano per la stanza, mentre dal vostro armadio echeggiano cori lugubri di messe nere e sgozzamenti live. Il suono degli strumenti diventa effetto speciale, tanto quanto ogni altro clangore, ticchettìo, tintinnìo: il pianoforte che ripete ritornelli inquietanti da carillon di Profondo Rosso, come pure le chitarre trapanate nel cervello, o i rullanti indemoniati.
L’album è un esperimento perfettamente riuscito di esperienza dell’ascolto, un viaggio oscuro nella (non) musica, che viene totalmente destrutturata e snaturata, come fosse un corpo moribondo cui i quattro fanno una lenta e inesorabile autopsia, tenendola attaccata a un respiratore per prolungarne il tormento, mentre grida come un’ossessa a suon di percussioni woodoo, esala folate gelide, e ci fa auscultare per qualche istante il suo cuore aperto..
Beffa magistrale, oppure capolavoro? Fantomatico mistero che non ha senso (e non si può) risolvere, perché, comunque lo interpretiate, rimane lì, sonoramente vero, davanti alle vostre…orecchie: i passi sconosciuti (Jack lo squartatore? Lovecraft? Romero?), i rintocchi funerei delle campane, i rumori di ferraglia che si avvicinano sempre di più e vi mozzano il fiato…finché la puntina del disco non salta per gli ultimi eterni 15 minuti…o forse sono gocce di sangue che colano…tic…tic…tic.
Ora potete scegliere, se chiudere il vostro vaso di Pandora.

Track List

  • Surgical sound specimens
    from the Museum...

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