La gravità senza peso<small></small>
Italiana − Folk

Fabio Biale

La gravità senza peso

2017 - autoprodotto
01/07/2017 - di
Ho conosciuto Fabio Biale alcuni anni fa, al tempo della sua militanza nei LUF come violinista; un approccio allo strumento, il suo, sanguigno e rettifilo, incorporando visionaria vivacità ed espressività. Poi, com’è nella natura delle cose, ci siamo persi di vista per rincontrarci qualche mese fa nello splendido appuntamento del concerto-anniversario dei LUF. Una bella rimpatriata dove abbiamo avuto l’occasione di raccontarci le storie e gli accadimenti; mi ha riferito delle sue esperienze e dei suoi progetti solisti, dell’appartenenza all’esperienza folk dei Birkin Tree, di quello schizzo visionario che rovista tra le radici liguri proprie della sua terra che si incarna nei Liguriani e con i quali ha pubblicato due album (Suoni Dai Mondi Liguri e Stundai) che gli hanno dato soddisfacenti gratificazioni e l’occasione di partecipare a rilevanti manifestazioni folk internazionali. Mi ha riportato aneddoti dell’impegno del suo violino con Zibba e Almalibre, della sua attività nell’insegnamento, gli orizzonti nelle sperimentazioni soniche e cento altre situazioni stuzzicanti. Insomma: Fabio non è certo uno che sta con le mani in mano!

 E’ quindi con curiosità che mi sono apprestato all’ascolto di questo suo recentissimo cd che vengo a proporvi, un lavoro eclettico, per certi versi fuori dagli schemi; l’ho ascolto e poi riascoltato, messo lì da parte a sedimentare per poi riprenderlo e riaffacciarmi alle cento sfaccettature che fanno capolino. E, un album indubbiamente versatile e composito, dove emergono le varie personalità e i vari nodi di osservazione del nostro: surrealismo e tradizione, riflessività e sarcasmo, l’ironia (e l’autoironia), le disillusioni ciniche e il sogno, la scrittura d’autore e la scrittura come struttura di liberazione dagli schemi. Probabilmente è un disco che necessita di più ascolti per aprire (ascolto come grimaldello) porte che si sporgono su colori e variegati stratificati panorami. Tra le fonti ispirative (ma non certo fotocopiate) c’è un Gianmaria Testa quale autore studiato fin dentro gli endecasillabi, la coppia Gaber&Jannacci, ma anche la sottigliezza sagace de il Quartetto Cetra, Lucio Dalla in acido o il Vinicio Cappossela sconnesso e discrepante, o tutti quegli autori (tra i quali ci infiliamo pure Flavio Oreglio) che zigzagano spargendo ironia sottile e una lacrima di sarcasmo come fosse incenso con un amletico ghigno mefistofelico. C’è lo swing, l’atmosfera indolente e/o anfetaminica, l’indie, zingarate, leggerezza jazzy, note ermetiche e costruzioni melodiche consuete.

 Tra le varie canzoni a me piace molto “Marzo” per il suo tragitto “lineare” nella tradizione di raccontar cantando un volto della Resistenza e di sostentare il sentimento dell’architettar folk, il violino e le riflessioni, il brano vede la partecipazione accorata del capobranco dei Luf, Dario Canossi, e il pezzo vale da solo il prezzo del biglietto.

Canzoni Da More, la struggente graffiatura emotiva di Con La Mano Tesa, l’introversione di Viene La Musica, Sì Però Non Eri Qui, la pianistica Tutto Sommato con il coraggio di essere ciò che vogliamo e la figurina accartocciata di Vecchioni in uno sbeccato polveroso posacenere, la bella e seducente malinconia gitana dello strumentale L’ultimo Inverno Dello Zar: sono tutte tracks da approfondire e indagare.

 Da focalizzare lo swing sincopato e il surrealismo di Crapa Pelata; altra guglia stimolante è la caposselliana Da Una Finestra Aperta seguita a ruota dalla cugina Albergo Zot. Reminescenze ragtime e swing da cabaret per Caffetteria Bandiani con una fotografia ingiallita del Quartetto Cetra appesa sopra la cassa del bar.

Track List

  • Bolo isterico (intro) [feat Mauro Pirovano]
  • Il bolo isterico
  • Canzoni da more
  • Sì però non eri qui
  • Marzo [feat Dario “Luf” Canossi]
  • Crapa pelata
  • Da una finestra aperta
  • Albergo zot
  • La caffetteria bandiani
  • Con la mano tesa
  • Viene la musica
  • Tutto sommato
  • L’ultimo inverno dello zar
  • Rock’n’roll (ghost track)