Fabiana Martone - Flowers

Fabiana Martone

Flowers

2008 - Velut Luna

Emergenti

19/03/2009  |  di Antonio Benforte

Possibile confrontarsi con capolavori della musica mondiale come Something, Because, Blackbird dei Beatles, Woodstock e All I want di Joni Mitchell, Sittin on the dock of the Bay di Redding, uscendone a testa alta?
Anzi, dando a questi pezzi un’impronta caratteristica e interpretandoli con classe e originalità? Fabiana Martone, giovane cantante napoletana (classe 80), in questo suo Flowers ci riesce benissimo.
Il suo primo disco, uscito per Velut Luna - label indipendente padovana - a metà del 2008,
attraversa in 13 tracce e in tono jazz alcuni pezzi di storia della musica mondiale, con il preciso tentativo di rendere omaggio ai suoi artisti di riferimento, ma anche ad una intera generazione di musicisti e di persone, quella che voleva i fiori nei cannoni, la pace, la musica e l’amore, inseguendo ad occhi chiusi il fascino della vita.
Lei è accompagnata da Agostino Mennella alla batteria, Dario Franco al basso e Piero De Asmundis al piano: e il bel percorso realizzato da Fabiana Martone tra le cover, inizia però dal primo brano che porta la sua firma, un brano dal sound delicato e avvolgente, e prosegue con l’interpretazione per nulla semplice e originale di capolavori belli impegnativi: le già citate Woodstock, Something, All I want, Because, poi l’intensa 4 + 20 di Stephen Stills e Fire and Rain di James Taylor.
Arriva poi la seconda traccia originale del disco: Visnu in Bombay, firmata Francesco Capriello e Giovanni Conforti.
E bisogna dirlo, è forse questo il brano più bello e toccante dell’intero lavoro: la voce della Martone – che in alcuni acuti ricorda Elisa, ma forse è un effetto generale dovuto alla pulizia del suo canto e alla grande estensione vocale – accarezza ripetutamente un semplice tappeto sonoro di piano e percussioni, per sei minuti e mezzo di emozioni.
Dopo la bella Help me, sempre dal repertorio di Joni Mitchell, la terza canzone originale, Try to imagine (it’s time to try), in bilico tra jazz e soul, con la sua voce che stavolta asseconda un po’ di più l’accompagnamento musicale, per poi ripartire con una marcia in più per la cover di Otis Redding, rabbiosa ed entusiasmante.
Infine, Twisted di Lambert, Hendricks and Ross e una chiusura entusiasmante: Blackbird, giusto epilogo che valorizza ancora di più la sua voce.
Insomma, un album che potrebbe sembrare un semplice disco di cover, in realtà è molto di più.
Per le doti vocali della cantante, innanzitutto, e poi per quella capacità di reinterpretare con stile e coraggio alcune fantastiche canzoni del repertorio della musica mondiale.
E, perché no, con tutta la sua passione: perché quando parliamo di musica, è sempre una cosa fondamentale.


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