Enrico Rava - Tati

Enrico Rava

Tati

2005 - ECM

23/02/2006  |  di Christian Verzeletti

Se già con “Easy living” Enrico Rava era arrivato a cogliere un suono romantico, a cui la voce della sua tromba si era avvicinata lentamente negli anni, questo nuovo album rappresenta un ulteriore discesa nel profondo di un jazz melodico, che mira all’anima del pezzo più che alla sua esecuzione.
Grazie all’apporto di Paul Motian alla batteria e di Stefano Bollani al piano, “Tati” è un disco fortemente minimale: sentimentale, se si vuole, ma soprattutto sentito.
Rava ormai da tempo tiene fissa la regola di suonare solo le note necessarie e l’identità del disco proviene proprio da questa essenzialità, risultato di un lungo soppesare e cercare dentro la composizione.
Il lavoro è intitolato al regista francese Jacques Tati, quasi fosse un omaggio affettuoso ad un cinema e ad un mondo apparentemente perduti in mezzo al frastuono dei tempi moderni.
Il trio evoca atmosfere crepuscolari e lo fa con una cognizione di causa di chi sa cosa e come vuole suonare. Diventano così integranti le pause, le mancanze, come quella del contrabbasso che è cosa rara per un disco di jazz “classico”, e persino le imperfezioni volute come succede in “Casa di Bambola” dove sembra di sentire il suono della labbra che prendono fiato sulla tromba.
Dopo la cover di “The man I love” di Gershwin, che serve ad entrare nel mood del cd, c’è una “Birdsong” esemplare che fa capire come questo non sia un disco del solo Rava. La batteria arriva a compenetrare le note del pianoforte, come un’eco che risuona sotto lo strumento, in un interplay che prosegue per tutto il disco: mentre Rava svolge il ruolo della voce, Bollani provoca pensieri imprevisti e Motian dispensa sospiri utilizzando soprattutto spazzole e piatti.
Il finale di “Mirrors”, in cui piano e batteria convincono la tromba a salire di tono, e “Jessica too” costituiscono le variazioni più evidenti insieme ad una “Fantams” in odore di free e ad una “Cornettology” che è un esercizio di fraseggi più spinti.
I momenti migliori rimangono comunque quando i tre toccano gli strumenti producendo passaggi di alta espressività con risultati mai fine a sé stessi neanche nei pezzi più struggenti.
Certo, un disco del genere richiede un ascolto incline alla riflessione, ma la qualità è tale da alzare un richiamo che va ben oltre la malinconia. Ormai è sempre più chiaro che Rava sta conducendo una nuova ricerca sul senso e sul fine del suonare jazz, che lo può portare a lasciare il segno come solo i grandi, Chet Baker su tutti, hanno saputo fare.


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Track List:

  • The man I love|
  • Birdsong|
  • Tati|
  • Casa di Bambola|
  • E lucevan le stelle|
  • Mirrors|
  • Jessica too|
  • Golden eyes|
  • Fantasm|
  • Cornettology|
  • Overboard|
  • Gang of 5

Enrico Rava



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