06/10/2001 | di Christian Verzeletti
Emmylou Harris è una pietra miliare della musica americana, ammirata da critica e colleghi sin dai tempi passati con Gram Parsons a fondare quella “cosmic american music” che definire country è riduttivo e banale.
Questo nuovo “Red dirt girl” rende ancora più manifesta la risalita di quest’artista nel panorama musicale grazie alle collaborazioni di alcuni grandi nomi, come Bruce Springsteen, Patti Scialfa, Patty Griffin e Dave Matthews. Non è chiaro se sia Emmylou Harris a rendere omaggio a questi concedendo loro spazio o se siano questi a prestare la loro presenza; più semplicemente è probabile che tutto nasca dall’amicizia e dalla stima profonda nutrita verso la Harris.
Comunque a cinquantaquattro anni, questa signora dell’Alabama ci regala un disco di ballate spesse e suggestive, tutte provenienti dalla sua penna. Tutto è costruito alla perfezione per lasciare spazio al talento cristallino della Harris: gli strumenti (Buddy Miller alle chitarre, Daryl Johnson e Malcolm Burn alla sezione ritmica) offrono un ricamo sapiente rimanendo in secondo piano per non coprire l’incanto creato dalla voce.
La collaborazione con Daniel Lanois ai tempi di “Wreckin’ ball” ha rivitalizzato la carriera della Harris e le ha dato una direzione nella misura dei suoni seguita anche in questo disco. Basta prendere il pezzo d’apertura “The pearl” per percepire le sensazioni evocative prodotte dalla perfetta alchimia sonora tipica degli unici (ahimè) due dischi di Lanois.
Non tutti gli episodi,a dir la verità, hanno la stessa intensità, forse si poteva dar maggior risalto alla band per rendere meno stucchevoli certi pezzi, ma tutte le canzoni provengono da una scrittura di grande qualità.
Springsteen (“Tragedy”) e Dave Matthews (“My Antonia”) fanno il loro dovere, ascoltare la loro voce porta qualche inevitabile brivido, ma si poteva anche ottenere qualche duetto da urlo se non si fossero trattenuti con tanta esperienza gli istinti presenti in sala.
Forse si sta chiedendo troppo, perché poi basta spostarsi di qualche traccia, magari su “I don’t wanna talk about it now” per scoprire quello che molto rock femminile sta tentando da tempo.
Lo spettro di Lanois torna in “J’ai fait tout”, non a caso con delle parti in francese, e allora si toccano livelli degni del mito che questa signora si porta sulle spalle.
“Red dirt girl” è un disco di fronte a cui è difficile non inchinarsi.
Track List: