Elvis Costello - The delivery man

Elvis Costello

The delivery man

2004 - LOST HIGHWAY

14/01/2005  |  di Christian Verzeletti

Elvis Costello continua il gioco dell’alternanza tra un disco pop-rock e uno di stampo più classico.
Questa volta, dopo “North” che era uscito per la Deutsche Grammophone, etichetta classica per eccellenza, è il turno di “The delivery man”, licenziato dalla Lost Highways, una delle case discografiche di punta del rock americano.
Costello è così tornato a destreggiarsi con il rock mainstream, come già aveva fatto in passato, e lo fa con la sua bizzarria e sagacia, approfittando di tutto quanto messo a disposizione dalla Lost Highway: oltre al background musicale riesumato per l’occasione, Costello coglie al volo l’opportunità di farsi accompagnare da due illustri voci americane come Lucinda Williams (che alla Lost Highway è di casa) ed Emmylou Harris.
In realtà lui continua a divincolarsi tra pop e rock, tra british e american con la consueta beffarda naturalezza. Semmai è ancora più evidente, guardando (non solo) agli ultimi dischi, la sua capacità di mettere meglio a fuoco il proprio lavoro quando imbraccia una chitarra elettrica e si fa accompagnare da una band: lui ha d’altronde un istinto innato per fiutare qualunque forma di rock’n’roll.
Bene dunque che, dopo averlo educato accanto ai palati fini della musica classica e del jazz, torni ad addestrarlo con tanto di rock, country, soul, blues e via dicendo. È un esercizio a cui non può sottrarsi, come non riesce a rinunciare alle sue avventure più nobili: da una parte il desiderio di rimanere giovani, dall’altra quello di crescere e nutrirsi con cibi diversi.
Subito il disco si apre in modo irriverente: “Button My Lip” ha un suono bastardo, come se i Los Lobos suonassero tra Londra e New York invece che tra la California e il Messico, ed un taglio critico più efficace di tanti posizioni sbandierate contro Bush e compagnia. Per l’ennesima volta quello che sembrerebbe un disco di rock’n’roll è un lavoro sferzante e sarcastico.
Alla batteria siede Pete Thomas, mentre al piano e a qualunque tipo di keyboards c’è il fido Steve Nieve: sono loro che sostengono il suono e lo fanno scartare di lato non appena c’è il rischio di impantanarsi in qualche manierismo country. Costello poi si diverte a enfatizzare le interpretazioni e a creare delle grandi entrate di rock’n’roll con la voce, come in “Monkey to Man” e “The name of this thing is not love”.
Più che le ballate sono i pezzi rock dal suono grosso e meticcio come “Needle Time”, anche se ogni traccia gode di una sua instabilità ed è colma di strumenti vintage (in particolare di una Gibson Super 400).
Un discorso a parte per gli ultimi due pezzi: “The judgement” è una canzone d’amore interpretata con una tensione al di là della ballata rock, mentre “The scarlet tide” sembra una filastrocca, quasi uno scherzo solo voce ed ukulele, a braccetto con Emmylou Harris, che si rivela terribilmente serio. Ancora una volta Costello ce l’ha fatta.


Condividi:


Track List:

  • Button My Lip|
  • Country Darkness|
  • There´s a Story in Your Voice|
  • Either Side of the Same Town|
  • Bedlam|
  • Delivery Man|
  • Monkey to Man|
  • Nothing Clings Like Ivy|
  • The Name of This Thing Is Not Love|
  • Heart Shaped Bruise|
  • Needle Time|
  • The Judgement|
  • The Scarlet Tide

http://www.protosound.net Marte Live A Buzz Supreme Mk Records Pyxel.it