Il nome del gruppo senese non tragga in inganno: non si tratta di una presa in giro di Elton John o di una formazione che fa cover - parodia. Gli Elton Junk propongono, con 'Loophole', un lavoro originale e composito anche nell’impasto linguistico, dal momento che sono presenti brani sia in italiano che in inglese. A livello musicale c’è un mix dialettico tra un uso martellante della voce alla Serj Tankian dei System of a down ('Lost'), lo stoner rock dei Queens of the Stone Age ('Al fiume', 'The beast called rock’n’roll') e sontuose suite sonore alla Doors ('Summer'). Non mancano, movimentando un po’ l’ossatura malinconica dell’album, episodi surf rock come 'Particular skills', con coretti sixties irresistibili. Di fronte a tanta varietà Franco Battiato direbbe, o meglio canterebbe: 'Cerco un centro di gravità permanente'. Infatti al di là del valore dei singoli brani che non si discute, manca l’indicazione di una direzione precisa. I cambi di registro e le sperimentazioni effettuate dimostrano che gli Elton Junk ci sanno fare, ma anche che non sono riusciti ad evitare la frammentarietà, col risultato che dopo un po’ ci si perde nell’ascolto e non si mettono bene a fuoco i momenti salienti che pur non mancano. Realizzare un disco variegato e al contempo unitario non è semplice, ma è un passo obbligato per avere un’identità riconoscibile e non essere una meteora nel panorama indipendente nostrano.
Track List: