Elliott Sharp’s Terraplane - Forgery

Elliott Sharp’s Terraplane

Forgery

2007 - Intuition

24/01/2008  |  di Christian Verzeletti

A detta di Elliott Sharp, i Terraplane sono una pop band a cui manca solo la popolarità.
Quanti non conoscessero l’opera di questo chitarrista newyorchese, potrebbero pensare ad uno dei tanti gruppi non ancora baciati dal successo. Il termine pop non va però inteso come una musica che cerca il consenso delle masse: “Forgery” è più immediato rispetto ad altri dischi di Sharp, soprattutto se paragonato ai suoi lavori più avanguardistici, ma è pur sempre un album di forte sostanza strumentale.
Quello che Sharp sta facendo da tempo e che qua torna a fare con un impatto più accessibile, è rimodellare una materia popolare forgiata sul blues: rispetto ai precedenti “Blues for next” e “Do the don’t”, che rimangono i suoi album più noti al pubblico, Sharp suona in modo più canonico, con parti di rock, r&b, funk.
Non c’è da stupirsi di questo passo, perché in fondo il progetto Terraplane esprime un’istanza blues ben presente nel movimento avanguardistico newyorchese.
Per urgenza dei contenuti e per la forza del grido che lancia, questo disco potrebbe essere accostato al recente “Bad blood in the city” di James Blood Ulmer, non a caso suonato con Vernon Reid, altra eminenza della chitarra avant.
“Forgery” è infatti un disco fatto per alzare la voce, per dichiarare una posizione tanto emotiva quanto sociale. Da una parte ci sono da cantare la tragedia di New Orleans (“Katrina blues”) e la perdita del batterista Lance Carter (“Dance 4 Lance”) e dall’altra c’è da affrontare una situazione altrettanto tragica dal punto di vista politico con dei governi repressivi, votati alla guerra (“Badlands”, “War between the States”).
Vero protagonista è il canto di Eric Mingus, che fa sentire la su a stazza a partire dall’iniziale “Smoke and mirrors”: esemplare è la sua interpretazione altamente drammatica in “Tell me why”. Come dal vivo, a creare un piano opposto e parallelo c’è la voce di Tracce Morris, che porta sempre qualche calo di tensione pur in una discreta “Katrina blues”.
Il livello ovviamente più interessante è quello strumentale con la presenza dei fiati che non si limitano ad andare a braccetto come richiesto dagli stilemi r&b: per loro natura il sax baritono di Alex Harding e il trombone di Curtis Fowlkes creano una sezione che lavora anche di opposizione (sentire per esempio “Juke”). Il loro apporto completa gli sfregi chitarristici di Sharp, qua meno noise ma sempre capace di torcere il suo strumento in avanti.
“Forgery” non è il disco più riuscito di Elliott Sharp, ma ha uno spessore invidiabile. Di gran lunga superiore a quello del troppo pop in circolazione.


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Track List:

  • Smoke And Mirrors|
  • Tell Me Why|
  • Katrina Blues / How The Crescent City Got Bleached|
  • Badlands|
  • Dance 4 Lance|
  • Juke|
  • Long Way To Go|
  • War Between The States|
  • Haditha|
  • How Much Longer Blues|
  • Boom Baby Boom

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