Coming home again<small></small>
Rock Internazionale

Elliott Murphy

Coming home again

2007 - Elliott Murphy Music / Venus
10/04/2007 - di
Avrà un bel da dire Elliott Murphy a sostenere che questo nuovo album rappresenta un ritorno al classico stile dei suoi primi dischi, “Aquashow” e “Just a story from America”. Avrà anche ragione a considerarsi un musicista “expatriate”, che passa parecchio tempo on the road e che vive quindi il costante bisogno del ritorno a casa.
Ma, detto francamente, “Coming home again” non è un disco rilevante e non è all’altezza dei suo migliori lavori.
È il solito buon Elliott Murphy quello che troviamo in questa ennesima raccolta, con le sue canzoni intelligenti, colme di spunti narrativi, di sguardi nostalgici e di riferimenti all’oggi, con il fido Olivier Durand a fare da spalla e con un pugno di musicisti esperti che danno la giusta classe ai pezzi.
E difatti “Coming home again” è un disco in cui non farà fatica a riconoscersi, a sentirsi a casa (e forse anche ad annoiarsi) chi segue da tempo la carriera di Murphy.
Non manca nemmeno la solita galleria di personaggi da Hemingway a Paris Hilton, da Judy Garland a Jonny Depp.
Manca però uno spunto vero, quello che distingue un album sufficiente da uno necessario. Manca l’urgenza dell’artista affamato, che freme per pubblicare la sua musica. E soprattutto mancano canzoni di spicco, da portarsi dentro una volta terminato l’ascolto.
Come il suo predecessore, strutturato sul blues, questo è un disco di mestiere: Murphy qua lavora su un folk-rock che gli appartiene ormai di diritto, ma sul quale finisce per adagiarsi lasciando ai soli testi e a qualche piega negli arrangiamenti il compito di emozionare.
Se si eccettuano le flessioni di “A touch of kindness”, le sfumature tra dobro e piano di “Not enogh time” e il pizzicare acustico di “Johnny boy gone”, ci si trova in mano un disco troppo a modo, placido. È inutile il dolce incanto con la fisarmonica di “40 days and 40 nights” così come è banale l’esercizio r&r di “Canaries in the mind” a cui si presta anche il figlio Gaspard con un assolo scontato di chitarra elettrica.
Nonostante gli interventi di Olivier Durand alle chitarre e di Kenny Margolis alle tastiere portino sempre profondità, i brani faticano a distinguersi e soprattutto non riescono a rimanere dentro in modo incisivo.
Alla fine “Coming home again” non è all’altezza di “Aquashow” e “Just a story from America” e nemmeno di “Strings of the storm”, l’ultimo vero buon disco pubblicato da questo signor songwriter. Visto l’andamento piuttosto medio e deludente di “Murphy gets muddy” e ora di “Coming home again”, non vorremmo che Elliott Murphy stesse definitivamente entrando in una fase calante.

Track List

  • Pneumonia alley|
  • As good as|
  • A touch of kindness|
  • Making friends with the dead|
  • 40 days and 40 nights|
  • Losing it|
  • The prince of chaos|
  • Maryann´s garage sale|
  • Not enough time|
  • Johnny boy gone|
  • Canaries in the mind|
  • Jesse|
  • Home again

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