05/11/2004 | di Christian Verzeletti
Ma quante volte ci siamo già innamorati di dischi come questo? Scarni, lenti, oscuri, più o meno acustici.
Eppure ogni volta l’emozione è nuova, il sentimento diverso e così è anche per Elizabeth Anka Vajagic, giovane canadese all’esordio con “Stand With The Stillness Of This Day”. Non c’è da stupirsi che sia un’opera prima, perché la storia ci insegna che proprio queste si rivelano oggetti di perduto amore.
Elizabeth esce pe rla Constellation, etichetta dei Godspeedyou! Black Emperor tanto per intenderci, a cui non poteva sfuggire una cantautirce tanto oscura da volere nell’artwork immagini di un cimitero.
“Stand With The Stillness Of This Day” è quello che si potrebbe definire un disco cult: suonato con musicisti minori, tutti della scena di Montreal, confezionato in un digipack in cartoncino riciclato, senza testi, foto e note. Sette canzoni immobili, con qualche arrangiamento singhiozzante che arriva da lontano, quasi che il suono fosse già in decomposizione. E la voce, quella di Elizabeth, che non può essere che dell’anima, spostata in avanti, a ipnotizzare che si ferma ad ascoltare.
Non si pensi che “Stand With The Stillness Of This Day” sia un disco di sola atmosfera, per pochi iniziati, perché contiene grandi canzoni, dall’ossatura solida (anche sette minuti) e dall’interpretazione assolutamente personale, o meglio, particolare.
Elizabeth trascina il proprio canto come fosse stonato, proprio di chi ancora fatica a controllare la sofferenza, lo lascia procedere fino a sfumare e poi lo fa risalire come una melodia glaciale (“Around here”), come un richiamo spettrale (“Where you wonder”) o come un angoscia che torna a sfigurare (“Iceland”). In questo è molto aiutata dai musicisti, benchè intervengano con la premura di chi partecipa ad una veglia funebre: le chitarre di Chris Burns, il piano di Efrim (sentite i suoi interventi in “With Hopes Lost” e in “Iceland”), il violoncello di Beckie Foon e qualche percussione.
Elizabeth Anka Vajagic ha una forza drammatica, a tratti quasi lirica, tanto più vera perché costruita con semplicità in ogni suo particolare: “Stand With The Stillness Of This Day” è il disco acustico che P.J. Harvey non è riuscita a fare e che forse non farà mai, perché lei i fiori sui dischi di Patti Smith, di Nick Cave, di Leonard Cohen, dei Dirty Three e di Thalia Zedek non li ha mai portati.
Elizabeth invece ce li porta tutti i giorni, spinta da quello stesso sentimento che ci fa innamorare di dischi come questo.
Track List: