Elizabeth Anka Vajagic - Nostalgia/pain

Elizabeth Anka Vajagic

Nostalgia/pain

2005 - Constellation

07/07/2005  |  di Christian Verzeletti

Circa un anno fa ci eravamo innamorati del suo disco d’esordio e, come succede quasi sempre con gli amori di gioventù, le difficoltà si presentano puntuali strada facendo, quasi che il tempo a venire giocasse a sfavore e rendesse ancora più arduo soddisfare le attese.
“Nostalgia / pain” non è propriamente il seguito di “Stand with the stillness of this day”, dal momento che è solo un Ep composto da tre pezzi, ma ne è comunque una conseguenza. Due di queste tre canzoni provengono dalle sessions dello stesso disco, la sola “Beneath quiet mornings” da una registrazione casalinga di fine 2004.
Bisognerà attendere ancora per un nuovo cd di questa cantautrice canadese, ma intanto i trentatre minuti di questo dischetto servono a ribadire le caratteristiche del suo cosiddetto folk-noir.
L’impressione è che però con questa uscita la Vajagic chieda troppo: un Ep di soli tre brani, di cui due molto lunghi, addirittura il primo oltre i diciassette minuti, rischia di suonare come una pretesa, anche perché la musica di questa ragazza non suona già di per sé facile, intrisa com’è di una lentezza oscura, carica di echi e di dolore.
Forse siamo solo noi, che, dopo “Stand with the stillness of this day”, già chiediamo troppo, ma “Nostalgia / pain” non riesce ad ipnotizzarci con la stessa profondità.
La chitarra di Sam Shalabi, la batteria di Michel Langevin e “bowed objects” di Fluffy Erskine costituiscono ancora un suono lamentoso e funereo che arriva allo strazio quando la voce della Vajagic sale trascinata dai propri spettri: fondamentalmente non è cambiato molto da quella che era la formula e l’atmosfera del disco precedente, ma i pezzi suonano come delle improvvisazioni scartate dall’album, quasi che fossero un’eco ripetuta in lontananza di quelle canzoni.
Non a caso dei tre brani quello che più si apprezza è la conclusiva e più contenuta “Beneath quiet mornings”. In “Nostalgia” e “Pain” invece c’è spazio solo per una sofferenza reiterata: mancano quei piccoli particolari, quei rintocchi di piano e quegli interventi di violoncello che avevano reso meno monotona la proposta precedente. È solo una questione di sfumature, ma queste sono determinanti in una musica spietata ed immobile come quella della Vajagic.
Ci si può comunque calare nella sua voce travolta dal dolore, che non trova pace nemmeno in qualche falsetto, oppure ci si può perdere tra gli echi interminabili degli strumenti, a tratte anche in una chiave post scheletrica.
Eppure ritorna sempre quella paura, quel dubbio che qualcosa sia andato perduto.
Ma in fondo si tratta solo di tre canzoni ed è troppo poco per dire se Elizabeth sia questa o quella di un anno fa. Probabilmente entrambe, anche se noi, da buoni innamorati, continuiamo a volere quella di “Stand with the stillness of this day”.


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Track List:

  • Nostalgia|
  • Pain|
  • Beneath quiet mornings

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