Ci sono personalità di confine, nelle quali la linea di separazione tra l’esperienza artistica e la sfera privata tende a
rimanere labile e poco definita. Personaggi che non temono il gioco del racconto in prima persona, dell’autobiografismo,
della partecipazione alla spietata lotta con il proprio vissuto.
Emidio Clementi è forse il principale esponente di questa categoria di autori. El Muniria è la sua nuova evocativa creatura.
Tutto nasce un paio d’anni or sono come un esperimento, quasi una sfida: rinchiudersi con un paio di amici musicisti per un
mese a Tangeri in quello stesso hotel El Muniria dove la leggenda narra che Burroughs scrisse nientemeno che “Il pasto nudo”
e uscirne con un pugno di brani da portare in Italia. Qualcosa va storto, e per ripartire ci si ritrova in quel di Bologna.
Questa volta rinchiusi in casa insieme all’ex-Massimo Volume sono il performer Massimo Carozzi, già vicino nella
sonorizzazione del reading “La notte del Pratello”, l’ex-Disciplinatha Dario Parisini, qui alle prese con una materia
ombrosa, inaspettatamente sintetica e poco chitarristica in senso stretto e una vasta schiera di amici che portano ciascuno
il proprio contributo, tra questi va citato Steve Piccolo che ci regala la sua voce calda nella stupenda “Narrating a
photograph”.
È curioso che proprio tra le mura domestiche sia cresciuta quella che appare una creatura poco incline a venir addomesticata
e rinchiusa in una semplice definizione. Il risultato infatti è sfuggevole e spiazzante, più vicino a somigliare ad un
esperimento unico e irripetibile che un progetto organico dall’improbabile seguito.
Per farsi un’idea di ciò basti l’ascolto della grande apertura di “Santo”, con la voce di Clementi filtrata e un tappeto
sonoro ipnotico sospeso tra elettronica analogica e una chitarra discorde; il grande affresco claustrofobico teso come una
lama che è la title track “Stanza 218”; infine la traccia di chiusura “Insieme”: da brividi, anche se la coda rumoristica
tende a divagare in territori forse eccessivamente d’ambiente.
Nonostante ciò El Muniria non vuole presentarsi come un progetto di rottura nella carriera di Clementi: questo disco, per
certi versi complementare a “Da qui” dei Massimo Volume, tende a rivelarsi ascolto dopo ascolto l’ennesimo tassello
inaspettatamente intenso di una carriera esemplare e coerente.
Un disco da vedere, perché l’ascolto comporta una forte componente immaginifica che la voce di Emidio Clementi, ieratica e
fredda come non mai, impone a chiunque si avvicini a queste undici tracce. Se fosse una colonna sonora sarebbe quella di un
lungometraggio tra “Taxi driver” e “Fuga di mezzanotte”. Se fosse un cibo sarebbe speziato, servito senza bevande e gustato
nella penombra. Se fosse una donna sarebbe misteriosa, taciturna ed impenetrabile.
“Stanza 218”, inequivocabilmente notturno e nervoso, è un lavoro splendidamente evocativo, intimo e spiazzante, poco
digeribile fin dal principio ma del quale difficilmente riuscirete a sbarazzarvi.
Track List: