Eels - End Times

Eels

End Times

2010 - Vagrant

08/02/2010  |  di Vito Sartor

Con il Signor E non ci si annoia mai, neanche quando è in preda all’ isolazionismo più puro, elemento musicale già presente nella discografia degli Eels; a solo sei mesi da Hombre Lobo ci si appresta ad assaporare e studiare questo nutrito pugno di fondamentali ballads, facendoci strada tra suoni elettrici e acustici, in cui il nostro esprime ogni genere di sentimento triste, facendo suonare la sua chitarra a piacimento, partendo dallo straziante intimismo, al nerbo di qualche sferzata elettrica e del buon blues; niente di nuovo fin qua, ovviamente dietro Oliver Everett ci stanno sempre gli stessi "barboni" del rock, quindi proprio solo il nostro menestrello non lo è stato: basta ascoltare 'Mansions Of Los Feliz', il cui racconto di questa ballata acustica viene contornata da una compagine strumentale davvero rassicurante. Ci sono canzoni in questo End Times che ti toccano l’anima sentimentale più nascosta, che sembrano scritte per esprimere i tuoi sentimenti, come recita 'The Beginning', in cui sbocciano quegli impulsi d’amore che si vivono solo all'inizio delle love story e della quale ci si rende conto solo alla 'fine': la solitudine, la vecchiaia sono temi analizzati fino all’osso, come ad esorcizzare quella paura estrema della morte che sta la centro di ogni uomo; la sua paura più grande è essere cosciente che un giorno egli morirà solo, qualunque sia stata la sua vita. Non si può non intendere questo album come una sorta di rito esorcista: se l'anima è una cosa preziosa e delicata, non è scritto in nessun sacro libro che bisogna sempre poeticizzare senza usare ironia. Con la languida title track sembra che si faccia il verso al Boss e ai suoi lamenti, così come in 'Nowadays' E si traveste da menestrello depresso e 'Dylaniato'; 'Paradise' è un blues scaccia pensieri, puro, elettrico e minimale che fa pendant con la falsa vitalità di 'Gone Man' e 'Unhinged'. Certamente le direzioni anti depressive del rock non si nascondono dietro alla melodica malinconia marchiata Eels. Per tutta la durata del disco ci si prende gioco degli stereotipi della musica americana e forse ci siamo ricascati un'altra volta: Sir Mark Oliver Everett non si è mai nascosto dietro la sua voglia di giocare con la musica, recentemente ha dichiarato che per lui dischi e tour non devono sommergerlo di noia; per tanto, scrutando questo art work, guardando dritto negli occhi quel disegno che ritrae un Mr. E invecchiato male, osservando quel count-down che campeggia sul sito della band e che ci separa da quella fatidica fine del mondo (End Times - 2012), non possiamo prenderci troppo sul serio; provate credere, ancora una volta gli Eels si sono presi gioco delle nostre emozioni, con classe e delicatezza, regalandocene di nuove e strappandoci l'ennesimo sorriso divertito.


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Track List:

  • The Beginning
  • Gone Man
  • In My Younger Days
  • Mansions Of Los Feliz
  • A Line In The Dirt
  • End Times
  • Apple Trees
  • Paradise Blues
  • Nowadays
  • Unhinged
  • High And Lonesome
  • I Need A Mother
  • Little Bird
  • On My Feet

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