Edwin Mccain - Lost in america

Edwin Mccain

Lost in america

2006 - Vanguard

21/08/2006  |  di Christian Verzeletti

Quella di Edwin McCain è una storia comune a molti musicisti americani ed europei, più o meno blasonati: un passato speso alla corte di una major seguito da un periodo iniziatico da indipendente e quindi la possibilità di incidere per un’etichetta che dimostri ancora un sano interesse per la musica.
Nonostante non abbia mai raggiunto un successo considerevole, questo songwriter del South Carolina ha sempre giocato bene le sue carte, se è vero che dopo aver pubblicato qualche disco per la Atlantic è riuscito ora ad uscire per la storica Vanguard.
La spiegazione credo stia nel fatto che McCain fa un rock spendibile con intelligenza ed onestà: le sue canzoni poggiano su un suono mainstream ben levigato tra un airplay radiofonico e un approccio da provincia. Questo equilibrio è pregio e difetto della musica di McCain, perché da una parte è innegabile la bontà delle sue canzoni, ma dall’altra queste non si distinguono per particolare originalità o personalità.
Da qualunque lato lo si voglia avvicinare, “Lost in America” è quindi un disco normale che rimanda a tanti altri nomi medi del rock americano: basti pensare a compagni di scuderia come Hootie & the Blowfish o Shawn Mullins, senza però la loro spigliata immediatezza, o ad un Pierce Pettis più operaio o se volete ad un Joe D’Urso meno appassionato, solo per fare un paio di nomi. I maestri poi sono quelli di sempre da Tom Petty a John Mellencamp, il che - lo avrete capito - equivale a dire che Edwin McCain è l’ennesimo allievo diligente del cosiddetto buon rock americano.
Dalla gradevole apertura del radio-single “Gramercy Park Hotel” ai passaggi scontati di “The Kiss” fino ad una ballata da FM come “Losing Tonight” il cd gira bene e si fa ascoltare senza intoppi, ma anche senza picchi di vero interesse: armonizzazioni, chitarre dai toni blue-collar, percussioni e qualche intervento di wurlitzer, organo, fisarmonica e sax, di cui è incaricato Craig Shields, non bastano per lasciare un segno e variare un rock sin troppo nella norma.
Qualcosa va meglio quando McCain tira fuori le unghie e decide che è ora di metterci un po’ più di nerbo, rivelando parvenze di un animo southern che cartelle stampa e biografie gli attribuiscono: “Welcome to Struggleville” e “Babylon” sono i due episodi più marcati, quelli che tentano di incidere con chitarre ed organo.
Alla fine però “Lost in America” fatica a distinguersi dai tanti dischi di rock americano che girano dalle nostre parti. Sostanzialmente a McCain manca quel briciolo di estro in grado di promuoverlo ad un livello superiore, ma bisogna riconoscergli l’onestà e la coscienza dei propri limiti.


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Track List:

  • Gramercy Park Hotel|
  • The Kiss|
  • Welcome to Struggleville|
  • Truly Believe|
  • Lost in America|
  • My Mystery|
  • Black and Blue|
  • Bitter and Twisted|
  • Losing Tonight|
  • Babylon

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