Edoardo Cerea - Come se fosse normale

Edoardo Cerea

Come se fosse normale

2004 - BMG RICORDI

21/10/2004  |  di Christian Verzeletti

Critica e pubblico si trovano spesso a disquisire su quanto il rock e la canzone italiana siano più o meno compatibili: ognuno porta prove e le espone nel più classico dei processi all’italiana, con le due parti che svolgono a turno i ruoli di accusa e difesa.
Il fatto che il caso non sia ancora stato archiviato è la prova della futilità del sistema e dell’impossibilità a procedere: quello che conta è la musica in sé e, per fortuna, ci sono ancora dischi che combinano il rock con la canzone d’autore italiana. Come se niente fosse, o meglio, “Come se fosse normale”.
Bastano delle buone canzoni e le persone giuste, questione di incontri e di sensibilità comuni, più che di nomi e di generi: così succede che un trentenne, che ha sempre fatto cover, fa amicizia con uno scrittore, neanche tanto noto, e parte quello che per molti è un progetto ambizioso, un miraggio.
Come se non bastasse, lui, Edoardo Cerea è addirittura all’esordio, il che forse serve a capire la spontaneità e la passione che riempie queste canzoni. A completare quello che altri chiamerebbero cast, c’è anche Mario Congiu, uno che di canzone e di rock se ne intende (in questo periodo lo trovate in coppia con Stefano Giaccone), e che qua fa da ago della bilancia, producendo e suonando.
Tutto qua, non serve spiegare o teorizzare molto: in questo disco il rock e la canzone italiana sono una cosa sola, come se lo fossero sempre stati. L’impostazione delle chitarre e del piano è riconducibile a quella dello Springsteen diciamo di “The river”, mentre il canto rimanda a molti cantautori, senza vergognarsi del proprio sentimento melodico. Ma non è giusto ridurre così questo disco, anche perché si rischia di tornare sul processo che si diceva con una sfilza infinita di rinvii a giudizio (qualcuno chiamerebbe in causa anche Mellencamp, i Gang e così via).
A stupire però non sono tanto la combinazione, l’equilibrio o la cosiddetta maturità espressiva, ma la semplicità con cui tutto avviene: merito alla voce e alle canzoni di Cerea, merito al linguaggio nitido di Peroni e merito alla sapiente essenzialità strumentale di Congiu.
Sono canzoni “ubriache di inutilità” e proprio per questo preziose: scagionano la canzone d’autore dai suoi impegni e il rock dalle sue pose. C’è un’aria fresca che ispira tanto il mandolino di “Tre accordi” quanto la tromba di “Quasi giorno”, che porta possibili riflessioni sull’identità e sul sentimento: una musica anche leggera, mai banale, una brezza che sfiora e stimola attraverso la nostra lingua, in modo più privato di quanto abbiano fatto De Andrè e Bubola. Semmai questo potrebbe essere il disco cantautorale che musicisti rock come Afterhours e Graziano Romani non hanno ancora fatto.
Invece è “solo” l’esordio di Edoardo Cerea, uno qualunque che si pone con tranquillità di fronte al sistema giuridico del rock in italiano.

Web Edoardo Cerea: www.ilmiogiocattolino.it


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Track List:

  • Solo nell’aria|
  • Tre accordi|
  • Non era così|
  • Sono anche un altro|
  • Il mio giocattolino|
  • Quasi giorno|
  • Parto da quello che c’è|
  • Rumore|
  • Come hai fatto presto|
  • Senza sicura

Edoardo Cerea



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