Editors - The back room

Editors

The back room

2005 - Pias

16/12/2005  |  di Luca Meneghel

I bigini invadono anche il rock. L’avreste mai detto? Eppure, sentendo l’album d’esordio degli inglesi e giovanissimi Editors (grandi frequentatori della scena live italiana: ci sono appena stati e torneranno a febbraio), la sensazione è esattamente questa. Vi siete persi quel filone indie che vira verso le sonorità cupe e un po’ inquietanti della new wave? Vi siete persi i Killers di “Hot Fuss”? Nessun problema, ci sono gli Editors. Se poi vi siete persi pure gli ottimi Interpol, mai bigino fu scritto meglio: la somiglianza di “The Back Room” con “Turn On the Bright Lights” e il recente “Antics” dei più blasonati colleghi newyorkesi è addirittura imbarazzante.
Ma facciamo il nostro lavoro ed occupiamoci degli Editors. Tom Smith (voce e chitarra), Chris Urbanowicz (chitarra), Russel Leetch (basso) e Ed Lay (batteria) vengono da quattro diverse città e realtà inglesi, salvo poi incontrarsi sui banchi dell’università di Stafford dove decidono di mettere su la band. Debuttano con “Bullets”: voce forte e chiara nelle strofe, chitarre nervose che danno un po’ di furia indie nei ritornelli veloci e diretti. Nulla che non abbiate già sentito. Il successo vero arriva però col secondo singolo, “Munich”: posto che la somiglianza con gli Interpol è vergognosa, la canzone risulta più convincente della prima e segna una maggiore consapevolezza compositiva rispetto al pezzo d’esordio. Canzone dopo canzone gli Editors finiscono per mettere su un album completo, “The Back Room”: ai due pezzi forti se ne affiancano altri che ripetono gli stessi stilemi ormai privi di interesse, alternando pezzi più veloci (l’indie dark dell’opening track “Lights”, uno dei furti migliori) ad altri più lenti come “Camera”, lunga elegia rock maggiormente originale rispetto a tutto il resto.
Bene, io credo sia ora di finirla. Visto il successo degli Strokes, è stato senza dubbio comprensibile dare indiscriminatamente spazio a tutti i gruppi che potevano ottenere lo stesso successo, forse più per i vestiti che per la musica: non facciamo i moralisti, il lavoro è lavoro e se c’è la possibilità di fare soldi cavalcando una moda è da stupidi non farlo. Ma ora basta: il mercato è saturo, tanto nel filone garage degli Strokes così come in quello elettronico dei Franz Ferdinand, per non parlare di quello dark in cui gli Interpol sono stati capostipiti. La verità, i fans non me ne vogliano, è che gli Editors sono un gruppo assolutamente inutile: non danno nulla alla musica, presto saranno dimenticati e moltissime copie di “The Back Room” diventeranno terreno fertile per le ragnatele negli scaffali dei negozi di dischi. Una meteora, e neppure troppo bella. Se volete un bigino di quello che vi siete persi negli ultimi tempi, “The Back Room” può essere una buona scelta: ma ricordate che Natale è alle porte, forse è molto più sano farsi regalare i due dischi degli Interpol. Ne risentirà un po’ il portafogli ma ne guadagneranno tanto le orecchie.


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Track List:

  • LIGHTS|
  • MUNICH|
  • BLOOD|
  • FALL|
  • ALL SPARKS|
  • CAMERA|
  • FINGERS IN THE FACTORIES|
  • BULLETS|
  • SOMEONE SAYS|
  • OPEN YOUR ARMS|
  • DISTANCE

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