Eddie Vedder - Into the wild

Eddie Vedder

Into the wild

2007 - Columbia

29/11/2007  |  di Christian Verzeletti

Più che il debutto solista di Eddie Vedder, “Into the wild” è la colonna sonora del nuovo film di Sean Penn.
Non è una questione di poco conto, primo perché Eddie Vedder non sembra intenzionato ad una carriera sua, distaccata dai Pearl Jam, e secondo perché il disco ruota attorno alla storia di Christopher McCandless, una sorta di Thoreau degli anni ’90 che abbandona tutto per andare incontro alla purezza della vita e della natura in quel poco che resta della wilderness americana.
Vedder si deve essere identificato parecchio col personaggio: tra i due c’è qualche vaga somiglianza fisica (almeno con l’attore) e soprattutto c’è una sensibilità affine nonostante da una parte ci sia la rockstar e dall’altra un ragazzo vagabondo che muore di stenti.
Il cantante dei Pearl Jam ha rinunciato per una volta alla sua band e ha scelto di lavorare pressoché in solitudine per meglio entrare nello spirito del copione: attrezzato di una strumentazione folk (chitarra acustica, banjo, qualche elettrica, ukulele), ha scritto pezzi nuovi ed è andato a spulciare in soffitta per recuperare un paio di cover preziose.
Il disco è breve e si dipana come un viaggio essenziale, a cui basta poco per far comparire davanti all’ascoltatore il miraggio di una meta in cui l’individuo può realizzare la sua profonda inclinazione umana.
Gran parte del merito va alle interpretazioni di Vedder, davvero ispirate ed autoritarie come da tempo non sentivamo (viene da pensare che forse è l’ora di un album più spoglio anche per i Pearl Jam). Anche quando la voce si muove su tensioni riconducibili allo stile della band, le scelte colgono la natura dei pezzi con semplicità e coerenza: esemplari le prime quattro tracce e poi la cover di Gordon Peterson, “Hard sun”, che si alza secca e spiritata a manifesto ideale del connubio disco-film.
Se si ha la pazienza di ascoltare, si scopre un Vedder a suo agio nel folk (già lo si era intuito in alcune sporadiche esecuzioni passate), che regala momenti gravi come “Long nights”, “Society” (un’altra chicca!) e il fingerpicking conclusivo di “Guaranteed”.
“Into the wild” non è un disco eclatante, ma ha una forza interiore nitida. E quando Vedder nel finale si presta ad un reprise sussurrato, non si può non vedere in quella ghost-track lo spirito di Christopher McCandless librarsi verso l’alto. Libero come tutti vorremmo (e potremmo?) essere.


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Track List:

  • Setting Forth|
  • No Ceiling|
  • Far Behind|
  • Rise|
  • Long Nights|
  • Tuolumne|
  • Hard Sun|
  • Society|
  • Wolf|
  • End Of The Road|
  • Guaranteed

Eddie Vedder