Edda - Semper biot

Edda

Semper biot

2009 - Niegazowana/ Venus

14/10/2009  |  di Alfonso Fanizza

Sono passati tredici anni da quell’infausto giorno in cui Edda, all’anagrafe Stefano Rampoldi, uscì di scena abbandonando i Ritmo Tribale, di cui era stato la vera forza portante in un periodo essenziale per la ribalta del rock targato Italia. Un destino comune a quello di tanti vocalist belli e dannati che in quegli anni imperversavano la scena rock italiana e non, ma dal quale il Nostro è riuscito a sottrarsi venendone fuori. Una redenzione fisica e spirituale intrapresa dal cantante milanese che l’ha portato prima a redimersi dal suo ´essere´ tossicodipendente, poi a fare l’operaio ponteggista, fino a riassaporare l’essenza musicale abbandonata con l’esordio solista, ´Semper biot´ (in dialetto milanese ´sempre nudo´, ndr). Canzoni di una semplicità disarmante interpretate essenzialmente con voce e chitarra acustica, con l’ausilio sporadico di altri strumenti. Un cantato urgente, poco educato, toccante espressione verbale di una testualità non comune, capace di rasentare la forma poetica con una certa eleganza. Ogni brano è una storia a sé, singolare tassello di un mosaico musicale in stile alt-folk congeniato in modo eccellente. Dodici canzoni straordinarie frutto della collaborazione di Rampoldi con Walter Somà e Andrea Rabuffetti, condividendo con il primo gran parte dei testi e delle musiche e accompagnandosi con il secondo nell’esecuzioni strumentali. Vivere nella propria città con il passato che incombe (il brefotrofio, la tossicodipendenza e il lavoro come operaio) in ´Milano´, il pensiero di paternità in ´Snigdelina´, la scomodità dell’amore in ´L’innamorato´ o la devozione divina in ´Amare te´ sono solo alcuni dei temi trattati nel disco, esempi di eleganza poetica che passo dopo passo portano alla ´nudità´ letterale di ´Per semper biot´. Piccolo capolavoro cantautoriale, il disco regala altre ´perle´ di rara bellezza come ´Hey suorina´ dove l’amore per un’amica diventata suora sfocia nello spaventoso confronto religioso, ´Scamarcio´ ricca di citazioni, ´Yogini´ fatta di desideri struggenti, ´Organza´ e ´Io e te´ ispirata dallo scritto ´Zoo´ di Isabella Santacroce. Un commiato, non un ritorno, degno di una delle voci più belle degli anni novanta e che ancora oggi si presenta profonda, ricca di sfumature ed emozionate, in grado di sorprendere per forza e imprevedibilità. Una voce fuori da ogni tempo. Prodotto da Taketo Gohara (già al lavoro con Capossela, Marta sui Tubi e Banda Osiris, ndr) e con Mauro Pagani (violino in ´Io e Te´) tra i diversi ospiti, ´Semper biot´ è un disco che lascerà di stucco in molti.


Condividi:


Track List:

  • Io e te
  • Milano
  • Scamarcio
  • L’innamorato
  • Snigdelina
  • Yogini
  • Amare te
  • Bella come la luna
  • Organza
  • Fango di Dio
  • Hey suorina
  • Per semper biot

Edda



Leggi anche:

Recensioni:

Interviste:

Live: