14/07/2011 | di Ambrosia J. S. Imbornone
Almost White, quasi bianco, etereo, puro: nell’ album di debutto come solista di Eco Nuel (già nei Proteus 911 e con Henry Hugo), la sua voce, con il suo chiarore fragile, da luna rassicurante come luce scolpita, ma anche bianco tremulo di fremiti emotivi e nervosi, emerge da un oceano instabile di ombre. Quest’ultimo è somma liquida ed inquieta di una ritmica talora quasi trip-hop, delle chitarre amare di Massimiliano Gallo (che rammentano talvolta Piano Magic e Deus e sono in evidenza ad esempio nella conclusiva Air Pocket) e dei suoi bassi terrosi e magnetici, nonché dei fiumi sotterranei e pervasivi di synths, piano ed organo suonati dalla stessa Eco Nuel.
Le stesse note dei suoi strumenti generano un incanto al contempo trasparente e spettrale; esso ricorda la Tori Amos più sperimentale, nonché quella che si lascia permeare dolcemente dalle emozioni, ad esempio e soprattutto nella poesia drammatica e indifesa di Pale New Sun, alba desolata di incolmabili assenze. Proprio le immagini di un video della Amos (Spark) evoca alla mente la storia della vittima di un tentato annegamento in The River Song, brano da brividi con inserti di cori distanti che sembrano l’eco di un pianto doloroso.
Una carica di sensualità aerea ed ironica sprigiona il cantato a tratti persino rabbioso di Perfect Doll, impreziosita in coda da scacciapensieri e clarinetto. Molto efficace risultano Madame e i suoi capricci, tra squarci di morbidezze ritmiche quasi da latin jazz e chitarre rock, nonché arpeggi quasi radioheadiani. Le chitarre precipitano a scatti con suono lancinante sul piano fondo e malinconico della splendida perla The Road, chiusa dagli archi cinematici ed estatici di Luca D’Alberto (Ex.Wave), la cui viola torna anche nell’elegante notturno Insomnia.
Un signor disco e una signora artista, bellissima dama lunare dei pallori intensi del reale, colto nelle sue sfumature e varianti psicologiche, etiche (A Good Reason è sulla pena di morte) e sociali.
Track List: