Registrare un tributo al fado non è impresa facile, perché il genere è talmente radicato nella particolarità di una cultura (quella portoghese) e di un ambiente (l’Alfama, il quartiere antico di Lisbona), che difficilmente permette a ciò che è altro di interpretarlo e di contaminarlo.
Da innamorato di questa musica, Marco Poeta ha intrapreso comunque il progetto, sognato a lungo, assoldando la voce di Eugenio Finardi, di Francesco Di Giacomo (cantante del Banco Del Mutuo Soccorso) e di Elisa Ridolfi. Il risultato è un disco che non è propriamente fado, ma che cerca di spiegare il fado: “io so cos’è il fado / piangente e amareggiato / di notte sussurrato, piano / che arriva al cuore così addolorato / freddo come le nevi del passato / che canta del rimpianto / dell’ansia e del tormento”.
Le diciotto tracce del cd riprendono classici del genere, adattandone alcuni in italiano, con grande classe ed eleganza: la guitarra portoguesa di Marco Poeta guida ogni brano cercando di mantenere lo spirito di saudade indispensabile a questa musica più della sua rigida struttura. Forse è il distacco creato da un canto che alterna la lingua madre portoghese a quella italiana, ma i brani più riusciti sono quelli strumentali (“Aquela rua”, “Lisboa não sejas francesa”, “A Amália”).
La fluidità della voce di Finardi è notevole, ma suona poco sofferta per un genere nato in locali malfamati con l’intento di cantare la disperazione di gente povera e sradicata. Alcuni brani, pur nella loro bellezza, rimangono pezzi folk che trasmettono una nostalgia, un desiderio di sollievo, una voglia di librarsi leggeri tra i paesaggi soleggiati del Portogallo. Ciò che stenta ad emergere è quel fondo di amarezza che nei brani più allegri sfiora una gioiosità disincantata, mentre in quelli più malinconici diventa angoscia.
Nel tentativo di cogliere la grazia del fado, Poeta mette in atto un’operazione di eccessiva pulizia che trasmette sì la sublimità di questa musica, ma ne stempera anche l’umore fondamentale. Spesso sembra di assistere ad un’esibizione teatrale, di grande qualità, ma distante da quegli ambienti popolari, da quei vicoli e da quelle strade sporche di cui è parte e da cui nasce la sua sensualità disperata.
Episodi come “Coimbra” e “Foi Dues” sono incantevoli, grazie alla voce di Elisa Ridolfi, che dimostra come il genere non possa prescindere dalle sfumature affrante della lingua portoghese.
Sicuramente siamo di fronte a un’operazione di grande coraggio e sensibilità musicale, ma il risultato è parziale come per qualunque traduzione poetica. Più che un disco di fado, questo è un disco sul fado, che infatti si conclude come in una session con il duetto finale di “Não é desgraça ser pobre/Non è disgrazia essere povero”.
Discografia:
O FADO 2001, EDEL
Track List: