“Colpisci il passato al cuore, le illusioni di
sempre”
Proprio questo verso, appartenente ad uno dei brani più
significativi della ventennale carriera dei Diaframma, veniva citato
nel libro “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico
Brizzi, vero e proprio culto generazionale giovanile dei nostri
migliori anni ’90.
Mi piace pensare che quel passaggio chiave del libro sia riuscito ad
incuriosire i lettori al punto da spingerli a cercare dell’ulteriore
materiale su Federico Fiumani e i suoi Diaframma, introducendoli
alla poetica simbolista e surreale di un artista più unico che raro
nel panorama musicale nazionale. Mi piace anche pensare questo
ennesimo elemento che contribuisce ad infoltire una discografia
immensa come una ideale dedica a tutti questi potenziali nuovi
ascoltatori: che per una volta venga assecondata la loro curiosità
anziché le sempre crescenti aspettative dell’affezionato e
intransigente pubblico che da anni sostiene fedelmente l’unico vero
punk-rocker italiano vivente.
La lotta con il proprio passato “che non conosco più”, la
difficoltà e lo stupore del vivere in un eterno presente col quale
lo scontro è inevitabile sono tematiche ricorrenti nelle liriche di
Federico Fiumani. “I giorni dell’ira” vanno letti in questa
prospettiva, una serie di 12 istantanee scattate in rapida
successione, scorrendo le quali si svelano frammenti della medesima
personalità in cui la coerenza si trova a collidere con le tinte
contrastanti e l’imperfezione di certe forme, come le immagini
catturate on stage riportate in copertina.
In un certo senso “I giorni dell’ira” si può considerare un
prodotto estremo, con le sue melodie accattivanti che richiamano i
modelli di un rock scarno ma espressivo di fine anni ’70, lontani
anni luce dalla ribalta modaiola del presente musical-televisivo.
Dalla prima all’ultima traccia, ballate incluse, l’album suona
ruvido e diretto, sincero e umano come pochi altri prodotti
discografici.
Brani come gli irresistibili ”I giorni dell’ira” e ”Vieni
tesoro”, il primo significativo inno all’individualità mentre il
secondo vero e proprio manifesto programmatico, la toccante ballata
“Il disco dei Replacements”, l’originale costruzione di
“Signore che pulisci il mare” straordinaria alternativa ad
abusati stilemi cantautorali e il rock n’roll sincero di “Andiamo
insieme a donare il sangue” sono gli episodi migliori di questo
prodotto che ha la peculiarità di entrare lentamente in circolo,
nascondendo dietro l’apparente incompiutezza la disarmante
semplicità degli album indispensabili.
Una menzione particolare merita lo swing di “Nella Firenze degli
anni ‘80”, in cui con l’arma dell’ironia e della dissacrazione
si traccia un profilo agli anni in cui il giovane autore fiorentino
era uno degli esponenti di spicco dell’italico movimento new wave e,
a dispetto del titolo, lo struggente romanticismo di “Per il tuo
buco del culo”, citazione di un brano dei Kinks.
Il disco si distingue nettamente dai precedenti fin dal primo
ascolto per diversi motivi. Alla maggiore coesione sonora e
stilistica raggiunta dal gruppo dopo la sostituzione delle tastiere
con una seconda chitarra, va sommata una svolta netta nella
scrittura dei testi nei quali si ridimensiona la componente poetica
in favore di uno stile maggiormente colloquiale, privilegiando l’uso
del discorso diretto e della forma-racconto. A queste note fanno
fronte la consueta capacità di Fiumani compositore di spiazzare con
scelte che puntano all’essenzialità estrema degli arrangiamenti,
talvolta imbarazzanti nella loro franchezza. L’attitudine è quella
di chi consapevolmente si trova a concludere che l’unica via per
poter “abbattere le illusioni” risieda unicamente
nell’espressione di sé stesso, correndo volentieri il rischio di
apparire insopportabilmente egocentrico e quindi antipatico:
“Voglio commuovermi ancora ed illudermi sempre” Ripete deciso
il brano di apertura.
Tassello da considerarsi importante nell’evoluzione artistica della
creatura del più ispirato fra gli autori indipendenti italiani degli
ultimi due decenni. “I giorni dell’ira” non chiede altro che
un ascolto, anche e soprattutto per chi prima d’ora al nome
Diaframma tendeva ad associare solamente una citazione
letteraria.
“Che dirà mia madre quando mi vedrà?”
Discografia:
- Pioggia (45 giri, 1982)
- Altrove (EP, 1983)
- Siberia (1984)
- Amsterdam (EP, 1985)
- 3 volte lacrime (1986)
- Boxe (1988)
- Gennaio (EP, 1989)
- In perfetta solitudine (1990)
- Da Siberia al prossimo week-end (Raccolta, 1990)
- Anni luce (1992)
- Live and unreleased (1992)
- Il ritorno dei desideri (1994)
- Non è tardi (1995)
- Sesso e violenza (1996)
- Albori 1979-1983 (Raccolta, 1997)
- Scenari immaginari (1998)
- Coraggio da vendere (1999)
- Live al Rototom (Live, 2000)
- Le canzoni perdute (2000)
- Il futuro sorride a quelli come noi (2001)
- Sassolini sul fondo del fiume (2002)
- I giorni dell’ira (2002)
Track List: