Almanacco del giorno prima<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − indie-folk, indie-pop

Dente

Almanacco del giorno prima

2014 - RCA/Sony Music
04/02/2014 - di
Usciva l’1 Gennaio Invece tu, il singolo che ha anticipato il nuovo album dell’ormai affermato Dente, poco più di due anni sono passati da Io tra di Noi, ma molte cose sono cambiate: ne l’Almanacco del giorno prima (per chi non lo sapesse si chiama così il nuovo album) i suoni in primis si fanno più potenti, gli arrangiamenti orchestrali, seguiti da fiati e quant’altro; per il resto Dente è oramai una garanzia e riconferma il suo modo inconfondibile di raccontare cantando e soprattutto di scrivere.

Il nuovo album svela un Dente in ottima forma: il 2014 (per restare in tema di previsioni) è l’anno dello slancio, del salto di qualità. Il disco riesce ad essere contemporaneamente attuale e all’antica; il fatto che sia stato registrato come si faceva una volta si sente e risulta quasi incredibile la carica innovativa che può avere il ritorno alle origini, alla tradizione.

Quest’anno sancisce quindi un ritorno in grande stile per Dente; lui, da parte sua si sdebita con Invece tu, come quando nella notte degli Oscar con la statuetta in mano ringrazi tutti (voglio immaginarlo così); il singolo è il collegamento spazio-temporale col passato, uno stargate che ci immette in un’altra dimensione.

L’almanacco del giorno prima risuona come un bel disco italiano (nel senso più stretto del termine): sembra illuminato da una luce tricolore, sembra un classicone che non sarà dimenticato, facile da intonare e riconoscibile, musicalmente perfetto anche grazie alle collaborazione di Tommaso Colliva che ha curato i suoni, di Enrico Gabrielli che si è occupato dei fiati e di Gianluca Gambini alle percussioni.

L`album si apre potentemente con Chiuso dall’interno, un pezzo che musicalmente  suona come le care e mai vecchie hit dei vari Dalla o Battisti; vi troviamo un Dente in bilico tra il tutto e l’opposto di niente, a cui non resta che svendere quell’inutile bandiera bianca e di sigillare il coraggio con l’inchiostro tra le pagine di un qualunque quaderno.

Enrico Gabrielli aiuta a rendere ancora più sorprendente Miracoli, una brevissima perla incastonata tra i dodici pezzi. Paurosamente vintage è Fatti viva: sembra sbucare fuori da un cassettone impolverato, intrisa di quella carica capace di far muovere le molecole di tutti i corpi, stretti guancia a guancia; potrebbe essere la colonna sonora dell’amore dei nostri nonni. Un brano sofferto ed ironico, un tema scontato come la fine di un amore, diviene una splendida poesia ("Adesso ucciderei /Per un po’ del tuo silenzio/E per non odiare il mio/Non so cosa darei"): tutto merito dell’estro mai scontato Giuseppe Peveri.

Ne ha fatta di strada da quando era solo un ragazzetto di Fidenza (nel 2006 usciva il suo primo album Anice in bocca); adesso è il tempo delle riflessioni e la spensieratezza con un nuvolone nero lascia il posto all’amarezza e alla nostalgia. Dente ha la maturità per  guardarsi indietro e lo fa in Al Manakh, la pseudotitletrack che voglio immaginare in arabo significhi qualcosa; per il nostro Cantautore indica lo scorrere inarrestabile del tempo.

Un fiore sulla luna e Coniugati passeggiare poco si staccano dal passato di Dente: la prima più cupa, musicalmente assai veloce, è una sorta di vortice fatto di note e di ossimori; la seconda - non meno malinconica della precedente - è musicalmente più limpida, per dirla alla Graziani è una canzone triste triste triste. Con Dente gli anni ‘60 non sono mai stati così vicini: così avulso dalla nostra non piacevole epoca, ci ha fatto un dono, uno specchietto retrovisore che restituisce immagine in bianco e nero, scenari semplici e poco tecnologici; un tempo bastava guardare il cielo per capire cosa avrebbe riservato il futuro, e per Dente quel cielo è il passato, uno strano strumento per conoscere il domani.

L’album risulta compatto e coerente con se stesso e con quello che è stato il trascorso di Dente, di cui è la chiara evoluzione: il “vecchio-nuovo” che si fa largo nel presente. Anche la durata è perfetta: in poco più di 35 minuti scorrono dodici tracce, un concept le lega: con brani intimi e contemporaneamente di tutti, storie semplici che si alternano ad altre più complesse, L’almanacco del giorno prima è di tutti.

Track List

  • CHIUSO DALL’INTERNO
  • INVECE TU
  • MIRACOLI
  • FATTI VIVA
  • AL MANAKH
  • UN FIORE SULLA LUNA
  • CONIUGATI PASSEGGIARE
  • GITA FUORI LUOGO
  • CASA MIA
  • MEGLIO DEGLI DEI
  • I MIEI PENSIERI E VICEVERSA
  • REMEDIOS MARIA