Stare bene è pericoloso<small></small>
Italiana − Alternative − rock, rock`n`roll

Dellera

Stare bene è pericoloso

2015 - MArtelabel / Goodfellas /  Believe  
13/04/2015 - di
Quattro anni fa la sua entrée da solista con Colonna Sonora Originale (2011) fu salutata da molti come un esordio discografico di ottimo livello, eppure stavolta Dellera fa un ulteriore passo avanti ed esce con un album meno essenziale e immediato del precedente, ma musicalmente molto più ricercato e rigoroso. Lasciandosi in parte alle spalle l’imprinting dei raccordi brit del primo disco, la raffinatezza artistica del bassista degli Afterhours pesca a piene mani nella migliore tradizione rock inglese e statunitense ’60/ ’70, riattualizzandola in una densità di arrangiamenti e di soluzioni armoniche curatissime, che rendono Stare bene è pericoloso un lavoro di fatto eccellente.

Il progetto iniziale, in realtà, prevedeva un disco in forma di operetta R’n’R, ma i tempi stretti di pubblicazione hanno lasciato fuori tre tracce che pare saranno incluse in un nuovo album previsto in uscita entro il 2015, anche se la “mutilazione” di Stare bene è pericoloso non ne diminuisce affatto l`organicità interna e la struttura così ben congegnata da farlo suonare con coerenza dall’inizio alla fine.

La scelta di fotografare in lontananza l’attualità omologata e controllata attraverso la Rete e l’esigenza di parlare con un certo distacco dell’alienante complessità del nostro tempo rientrano entrambe nel doppio registro del disco, tenuto in equilibrio tra vintage e futurismo fantascientifico. Dellera, quindi, riesce a destreggiarsi con la sua solita elegante abilità tra un Bowie – unico riferimento british, insieme a qualche risonanza beatlesiana – richiamato nella title track e in Satellite in orbita (un omaggio alla Space Oddity del Duca Bianco?) e gli umori psichedelici della West Coast, ripresi anche nelle chitarre folk che fanno tanto Buffalo Springfield.

C’è da dire che il Nostro resta all’altezza del compito anche quando vira nell’acid-noise vocoderizzato di Testa floreale, un po’ memoria delle distorsioni rumoristiche di Padania degli Afterhours, ma precisa nel fratturare un album che, pure nella sua poliedricità acustica, mantiene una coesione melodica ben definita.

Due i pezzi in inglese, l’onirica/tropicale Maharaja e The Constitution, ritmatissimo esempio di come il surf-pop dei Beach Boys e lo squilibrato garage-psych dei Thee Oh Sees insieme possano far faville.

Menzione speciale per il parterre di sodali che affiancano Dellera nell’album: Enrico Gabrielli al sax, Lino Gitto, Fabio Rondanini (drum kit), Rodrigo D’Erasmo al violino, Andrea Pesce (mellotrons, moog e piano), Xabier Iriondo (chitarra e noises), Rachele Bastrenghi, Feat. in Non ho più niente da dire, Nick Chester, Feat. in Maharaja, Micol Martinez, cori in La Repubblica dei desideri e in Siamo argento.
Ingegnere del suono, inutile dirlo, Tommaso Colliva.

Non c’è altro da aggiungere su questa seconda prova discografica di Dellera, al di là della sua notevole capacità di miscelare canzone d’autore, rock psichedelico e vociare “concreto” nel quasi finale del disco Un ultimo saluto (L’addio).

C’è forse da aggiungere che è ormai tempo di considerarlo non più soltanto il bassista degli Afterhours, soprattutto dopo un disco così meditato e ottimamente prodotto che conferma Roberto Dell’Era finissimo cantautore rock dalla personalità visionaria e fuori dai soliti schemi indie.

 

 

Track List

  • Il motivo di Jimmy
  • Stare bene è pericoloso
  • La repubblica dei desideri
  • Maharaja
  • Testa floreale
  • Satellite in orbita
  • Non ho più niente da dire
  • The Constitution
  • Ogni cosa una volta
  • Un ultimo saluto (L’addio)
  • Siamo argento (La visita)

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