Dayna Kurtz - Another black feather

Dayna Kurtz

Another black feather

2006 - Kismet Records

30/06/2006  |  di Christian Verzeletti

Per gli strani intrighi del mercato discografico, questo nuovo disco di Dayna Kurtz è uscito prima in Europa e poi negli Stati Uniti. La spiegazione sta nel forte seguito che questa cantautrice americana ha in Olanda, ma ciò non chiarisce perché anche da noi il cd sia più facile da reperire solo ora che è stato pubblicato negli States.
Comunque sia, “Another black feather” è il disco che ci aspettavamo da Dayna Kurtz: forte e oscuro, è la prova di maturità auspicata dopo “Beutiful yesterday”.
Si dice che per completare queste canzoni la Kurtz si sia ritirata a vita eremitica nel deserto di Sonora (Arizona): l’estrema solitudine sembra esserle servita per mettere a fuoco la propria musica e per operare una scelta definitiva verso un suono scarno e profondo in grado di valorizzare a pieno la sua voce.
Ne è così uscito un disco intriso di oscurità e di passione, il più omogeneo fin qua prodotto. L’approccio è sempre tradizionale, ma con una strumentazione più ridotta e centrata, privata di quelle (poche) divagazioni che avevano farcito alcuni brani dei precedenti dischi: Dayna suona tutte le chitarre, adoperandosi molto sulla slide e sulla pedal steel, e si concentra sulle sue canzoni lasciando alle cover solo un paio di tracce verso il finale.
Si comincia con “From the bottom up” e, guarda caso, si parte dal blues, come se l’autrice avesse consciamente deciso di scendere sul fondo dell’american music: il pezzo si erge poi con una forza inattesa sulla spinta di un battimano e sulla chitarra.
Già da questo inizio è evidente che la Kurtz ha precisa intenzione di affrontare i propri demoni, caricando di ombre quella vena zingara-romantica che le conosciamo: “Nola” e “It´s the day of Atonement” liberano la compassione e i rimorsi che ancora avvinghiano New York e New Orleans dopo le rispettive tragedie. Gli arrangiamenti battono su andamenti popolari da strada con fisarmonica e anche fiati, liberi di affondare i colpi oppure di struggere.
Più melodica e sentimentale è “Venezuela” percorsa da un charango e da un’aria ispanica che sembra provenire da “Desire” di Bob Dylan: la Kurtz coglie la grave profondità del folk e il romanticismo da border del Sud degli States. Colpisce anche “Showdown”, aperta da accordi di chitarra che vibrano come un blues, mentre nella title-track e “Right for me” presta la sua voce Malcolm Holcombe.
Per tre quarti il disco vive di una tensione dolorosa, segnata dalla morte, con un altro apice in “Banks of the Edisto”, solo voce e banjo. Poi da “All over again”, tra un Johnny Cash e un Bill Withers, il carico di pietà aumenta ulteriormente, in modo anche stucchevole, prima di chiudere con il sogno di “The miracle”.
La Kurtz ha ormai maturato una sua visione che esorcizza la realtà attraverso la passionalità dell’amore e della musica.


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Track List:

  • From the bottom up|
  • Nola|
  • Venezuela|
  • Another Black Feather|
  • Banks of the Edisto|
  • It´s the day of Atonement, 2001|
  • Showdown|
  • Right for Me|
  • All Over Again|
  • Hope She´ll be Happier|
  • The Miracle

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