Davide Tosches è un polistrumentista torinese che, dopo i trascorsi in varie formazioni e l’autoproduzione 'Stressmog!' del 2006, ha pubblicato 'Dove l’erba è alta' per la neonata Controrecords. Il DNA che connota la visione musicale di Tosches sembra rimandare l’ascoltatore a nomi come Nick Drake, il John Martyn di 'Solid Air', Tim Buckley, e, per citare artisti recenti il cui percorso in qualche modo è presente in questo lavoro, a Nick Cave, Bill Callahan, Hugo Race. Ma al di là dei sacrosanti riferimenti, utili a dare le coordinate generali, a Tosches vanno riconosciuti alcuni meriti importanti, tra cui il cercare di non dipendere dai modelli mainstream del cantautorato nazionale, ed il coraggio di cercare la propria strada 'autorale', lavorando sulla forma canzone in modo aperto e 'progressivo'. In questo senso la canzone manifesto è 'Dove l’erba è alta' che rivendica la 'libertà di sbagliare percorso / e perdersi lontano dalle strade / seguendo, solo il profumo dell’estate'. Da questa prospettiva l’attitudine del disco rimanda al progressive, nel senso della sostanza e non della forma, più dalle parti di un Blegvad che non degli Yes, per intenderci. 'Dove l’erba è alta' è quindi un disco struggente e riuscito, che esplora sonorità minimali e visioni profonde, sviluppando, anche grazie alla regia sapiente di gianCarlo Onorato, una musica evocativa e notturna, che il suo stesso autore definisce 'una musica di suoni e non di note'. Tosches ci propone undici brani che, partendo da strutture di pochi accordi, mescolano accenni di psichedelia, atmosfere neofolk, ballate scure, suggestioni blues, ritmiche jazzy su cui si innestano calibrate incursioni di suoni altri e dilatati, generati da e-bow, glockenspiel, lastre metalliche, richiami per uccelli, diamonica e dai cori, parte integrante dell’arrangiamento in quasi tutti i brani. Molto importante, quindi, il contributo della voce di Laura Carè, contraltare della vocalità intimista e sussurrata (a volte anche troppo) di Tosches, che alla lunga su questo aspetto paga qualcosa in espressività e dinamismo. E se, da un lato, tra le qualità principali del disco c’è una indubbia ed importante capacità di dare respiro alla musica dosando piccole gocce di suono, frammenti di silenzio e senso dello spazio, dall’altro, però, una maggiore varietà di atmosfere avrebbe ulteriormente rafforzato il buon risultato finale. La track list alterna alcuni riusciti strumentali ('I muri', 'San Sebastiano/Ulan Bator', 'La sviolinata'), con cavalcate acustiche ('Nell’aria', 'La tua stella') e ballads dolenti che descrivono ricordi ('Deserto'), legami d’amore ('Completamente'), spiritualità e percezioni notturne figlie della ricerca di un rapporto fisico con gli elementi della natura ('Case', 'Il sentire', 'Dove l’erba è alta', 'Nell’ombra'). Un ottimo esordio, che ci auguriamo seguito da futuri viaggi 'lontano dalle strade', con cui Tosches continui ad esplorare ulteriormente la mutevole forma della canzone d’autore, magari osando qualcosa in più nel nome della libertà musicale ed aggiungendo un pizzico di varietà al proprio songwriting, che sarebbe bello sentire ancora più ricco sul piano compositivo ed apolide sul piano sonoro. La storia dice che alcuni, andando in quella direzione, hanno lasciato dischi che si ricordano.
Track List: