24/06/2011 | di Vito Sartor
Strano disco questo Wild Days, trovarselo davanti nel 2011 fa un effetto pazzesco, un poŽ demodè, Un album dal sapore anacronistico e forse un poŽ troppo clamoroso per essere stato suonato da un artista poco più che esordiente: lui si chiama Dave (nome dŽarte o di fatto non lo sappiamo o come suggerisce internet Davide Marelli) sappiamo che si aggira nelle zone di Milano, ma dallŽaspetto e dalla musica che fa è un tipo davvero “americanofilo”.
Wild Days è un lavoro curato, ben prodotto, le canzoni sono “stampate su carta” patinata, e presenta quel sapore di strade e di working class americana come tanti autori del rock più ribelle ci hanno fino ad oggi abituato a sentire. Suona straniero anche se il disco è stato suonato e registrato allŽombra della Madonnina: la voce e il suono di questo lavoro rimbombano prepotenti, mettendo in primo piano uno scenario romantico e vitale, dove rock e romanticismo convivono, a volte cedendo il passo alla retorica. L’impressione è che Wild Days suoni in forma poco personalistica: a bella e virile voce di Dave spesso gioca con stili che evidentemente lŽhanno cresciuto, proiettandolo nel ruolo di un attore di un film maledetto e poetico, di quelli che ti fanno battere il cuore e che un poŽ ti cambiano la vita.
Così Dave trasmette emozioni simili a quelle che si sognano nella post adolescenza, brandisce una chitarra e si lancia in queste cavalcate elettroacustiche giocando seriamente a fare il cantante. E se il gioco è una cosa seria, buon divertimento ma sopratutto buona crescita Dave, magari la prossima volta ti vogliamo sentire più Davide, il talento non manca.
Track List: