Dave Matthews Band - Stand up

Dave Matthews Band

Stand up

2005 - RCA

25/07/2005  |  di Christian Verzeletti

Torna la Dave Matthews Band al completo con un nuovo disco in studio, dopo che negli ultimi tre anni ci aveva riservato solo live album inframezzati da un tentativo solista del suo leader.
“Stand up” è il disco che dovrebbe risollevare le sorti della band in evidente calo. L’ultimo vera prova convincente è stata infatti “Before these crowded streets” a cui sono seguiti una serie di lavori offuscati e senza smalto: “Everyday” vittima di un suono elettrico, “Busted stuff”, che era un’operazione di recupero, e il già citato “Some devil”.
Si fatica a spiegare un tale appannamento, soprattutto se si considera l’intensa attività live della band documentata da numerosi dischi dal vivo e anche da una serie di bootleg reperibili sul sito. Proprio le belle prove fornite in “The Central Park Concert” e “The Gorge” avevano fatto sperare in una band rinvigorita pronta a tornare a suonare in studio con la determinazione e lo smalto di un tempo.
Invece “Stand up” è un altro tonfo, un altro disco che fatica a stare in piedi.
Si registra un nuovo cambio di produttore dopo Stephen Harris (“Busted stuff”) e Glen Ballard (“Everyday”) quasi a conferma che la band stessa non ha ancora chiara la direzione da prendere: Mark Batson ci mette del suo, suonando anche parecchie tastiere, ma non può molto, perché a questo punto è chiaro che il problema della Dave Matthews Band non sta in cabina di produzione, ma nei suoi stessi membri. Non è andando alla ricerca di un nuovo produttore o di qualche variazione sonora che si risolve un imbarazzo determinato soprattutto dalla scelta e dalla non voglia di suonare come si sa.
Basterebbe che Dave Matthews e compagni si decidessero finalmente a tornare in studio per suonare come fanno dal vivo per avere un album degno di nota. Invece “Stand up” è colmo di idee che non vengono sviluppate, di canzoni che non hanno sbocchi.
Alcuni brani sono discreti ma rimangono uguali a sé stessi, senza guizzi: finiscono come sono cominciati e lasciano all’ascolto una sensazione di provvisorietà, nonostante numerosi riferimenti all’attualità, un nutrito uso di keyboards e di cori.
C’è qualche slancio sul finale della title-track, nell’accoppiata di “American baby” e e nella soluzione strumentale di “You Might Die Trying”, ma sono particolari che altrove sarebbero passati in secondo piano. Indegna del suo nome è “Louisiana bayou”, ma quello che manca davvero è uno sbocco che il canto di Dave Matthews lascia solo intravedere per un breve attimo in “Hello again”.
La conclusiva “Hunger for the great light” recupera le sincopi proprie della band, ma viene il dubbio che quel suono sia ormai da guardare con nostalgia. E che la Dave Matthews Band abbia davvero smarrito la propria strada.


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Track List:

  • Dreamgirl|
  • Old Dirt Hill (Bring That Beat Back)|
  • Stand Up (For It)|
  • American Baby Intro|
  • American Baby|
  • Smooth Rider|
  • Everybody Wake Up (Our Finest Hour Arrives)|
  • Out Of My Hands|
  • Hello Again|
  • Louisiana Bayou|
  • Stolen Away On 55th & 3rd|
  • You Might Die Trying|
  • Steady As We Go|
  • Hunger For The Great Light

Dave Matthews Band



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