La ricerca della musica è affascinante e ammaliante sia per chi la compone sia per chi ne fruisce; seppure tramite percorsi e canali diversi, essa nasce e si sviluppa seguendo sensi provenienti da sensazioni intime che chiedono di trovare forma e luce. Anche frugare tra pile di vinile o colonne di cd, oppure navigare in rete per scovare dimenticate melodie cui affezionarsi, è un desiderio profondo che può portare una specie di arricchimento interiore. Quando la scoperta consiste in tre canzoni inedite di uno dei propri gruppi preferiti più il brano apripista del loro nuovo imminente disco, ci si sente un po´ come un archeologo davanti a un reperto appena portato in superficie. Come ogni ritrovamento, anche il nostro porta con sè certezze sicure, assodate dal tempo, e dubbi di cui invece forse solo il futuro saprà confermare la storicità e la verità. Quello che ci troviamo tra le mani sono quattro canzoni della Dave Matthews Band: "Bartender", Grey street", "Digging a ditch", gli inediti, e "I did it", il singolo pubblicato in questi giorni in attesa dell´album "Everyday". I primi tre brani confermano aspetti già noti ai fans di Dave Matthews: l´andamento ipnotico e incantevole delle sue esibizioni acustiche con Tim Reynolds ("Bartender" e "Digging a ditch") e lo sfogo naturale a 360° gradi dei pezzi eseguiti con la band ("Grey street"). Le certezze cadono invece con "I did it": un attacco diretto che il piccolo Dave mai in precedenza aveva sferrato con tale forza. L´aggressività della chitarra, alternata al ritmo incalzante del basso, e uno stacco vocale quasi rap lasciano increduli e fanno sorgere domande sulla veridicità della nostra scoperta. Il brano è di indubbia presa immediata, ma sembra contraddire il cammino seguito fin qua dalla DMB (e a questo proposito riportiamo con preoccupazione il cambio di produttore da Steve Lillywhite a Glen Ballard). Il sassofono di Leroi Moore e il violino di Boyd Tinsley si limitano solo ad un accompagnamento ritmico e anche la stessa voce di Dave non fa che assecondare la melodia senza aprire ulteriori porte. Sicuramente il tassello che ci manca per comprendere l´esatta collocazione di "I did it" è proprio l´intero "Everyday", ma certo che i precedenti singoli davano l´impressione di essere frutto di ben altri lavori. Di disco in disco la DMB era cresciuta passando da una jazz-rock acoustic band un po´ anomala ("Remember two things") ad un gruppo dal suono pieno e ampio capace di reinventare stilemi rock ("Under the table and dreaming"). Con "Crash" e "Between these crowded streets" la capacità strumentali, vocali e compositive del gruppo si erano estese fino a raggiungere e attingere dai sacri territori della musica classica e orientale. Non ci è dato per ora di sapere quali tappe abbiano condotto questo folletto sudafricano di New York ad un rock così frontale e già masticato dalle radio. Ci consoliamo facendoci travolgere dal consueto crescendo tipico della DMB che tiene alta l´intensità dell´esecuzione, ma forse ci siamo ridotti come compassati archeologi che, logori dalla ricerca, si ubriacano davanti al presunto tesoro convincendosi, illudendosi del suo valore.
Track List: